Il Galgo

Le sue origini secondo alcuni esperti si ritroverebbero in un antenato francese, secondo la tesi oggi più accreditata invece sarebbe discendente dallo sloughi arrivato in Spagna al seguito degli Arabi.

Se si osservano i caratteri morfologici del Galgo, che ne fanno un individuo intermedio fra il “Greyhound” e lo “Sloughi”, si può dire che discenda da levrieri orientali giunti nella penisola iberica dall’Africa settentrionale e dopo il VIII secolo, con gli arabi che denominarono gran parte dei territori.

Molti sostengono la teoria che l’attuale Galgo discenda direttamente dall’antico cane denominato “Lévrier galois”, giunto in Spagna dalla Gallia, ossia dalla Francia, insieme al popolo dei Celti, intorno al VI secolo prima di Cristo.

Il Galgo era già conosciuto in epoca romana. Sembra che il suo nome “Galgo”, sia la contrazione di “gallicus”.

E’ un cane da lavoro con la grande sfortuna di essere considerato mero bestiame. La durata della loro vita non coincide con quella biologica ma con la durata della loro vita “professionale”.

La metà dei cuccioli viene “scartata” (uccisa) già da subito. Crescendo, un altro quarto degli esemplari viene “eliminato” (ucciso) perché inadeguato alle aspettative di chi li ha fatti nascere.

Scartati pur essendo sanissimi. Lo scopo è quello di produrre un campione. Campioni nella caccia alla lepre e nella corsa in cinodromi.

Usati per lucro o per divertimento. La loro carriera professionale si conclude attorno ai 2-3 anni di vita quando, non più all’altezza delle aspettative, vengono eliminati nei modi più svariati.

I Galgo spagnoli nelle campagne iberiche e nelle zone rurali, spesso vivono in stalle sovraffollate in numero superiore a 10 soggetti. La maggior parte di essi non vede mai la luce del giorno se non in occasione delle battute di caccia. Le condizioni in cui vengono tenuti questi cani sono pessime; zero controllo sulle nascite, zero vaccinazioni.

Nelle regioni più arretrate – Estremadura, Castilla La Mancha, Castilla Leon – in nome delle tradizioni, alla fine della stagione di caccia, il cacciatore (galguero) deve eliminare il più perfidamente possibile il galgo che non lo ha onorato a sufficienza durante la stagione venatoria o che oramai è divenuto troppo vecchio.

Tristemente nota è la uccisione per impiccagione agli alberi.

I cani che non corrono a sufficienza sono impiccati ai rami più bassi, dove subiscono una morte lenta e dolorosa nota con l’espressione “Il pianista” per il frenetico tentativo di appoggiare le zampe a terra.

Quelli migliori nella corsa ma comunque non abili nel cacciare, sono appesi ai rami superiori, con conseguente morte più veloce.

Se non impiccati, vengono gettati vivi nei pozzi, legati alle auto e trascinati, abbandonati nelle campagne vivi ma con le zampe appositamente rotte (o viene loro sparato nelle zampe), lapidati, legati e lasciati morire di fame, annegati, bruciati con la benzina, sepolti vivi, avvelenati, torturati con bastoni in bocca affinché non abbaino e non si lamentino attirando così l’attenzione.

Parliamo di migliaia di cani l’anno, non di qualche caso isolato. Le stime sono certamente in difetto trattandosi di cani non registrati e fatti riprodurre a dismisura.

Solo di recente, a causa di lamentele circa l’impiccagione dei levrieri e dei loro latrati, i galguero hanno cominciato a portare i cani non desiderati nelle perrera (canili spagnoli).

Nascere galgos

Nascere galgo in Spagna è una disgrazia sempre.

Ma se vieni al mondo nelle province più arretrate:

Estremadura

Andalusia

Castilla-La Mancha

Castilla-Leon

Madrid

sei condannato a una breve vita di stenti e a una morte spesso atroce.

In Spagna tutti possono allevare galgo, basta possedere un maschio e una femmina e la riproduzione avviene senza limiti o controlli.

Le femmine sono destinate alla riproduzione, dopo aver cacciato per qualche anno, sono costrette a sfornare una cucciolata dopo l’altra, come macchine. Quando si ammalano o sono sfinite dai

continui parti, vengono eliminate.

Alcuni galgueros tengono i loro cani come richiesto dalla legge, ma la maggior parte di loro non li considera come esseri viventi, solo come oggetti utili solo al fine della caccia.

Di conseguenza, i cani sono tenuti in condizioni misere, stipati in baracche, chiusi in recinti polverosi o fangosi all’addiaccio o in buche scavate sotto terra, al buio.

Sono deprivati di qualsiasi contatto umano e brutalmente picchiati e maltrattati.

I galgos sono nutriti e abbeverati solo lo stretto indispensabile per sopravvivere.

Ogni tanto viene loro gettato del pane secco e possono bere acqua stagnante da contenitori sporchi.

E’ facile immaginare che non siano fatte terapie per i parassiti o vaccini. Anzi, i cani vivono spesso in condizioni igieniche precarie in mezzo ai loro escrementi.

Sono scheletrici e solcati da piaghe, perché costretti a sdraiarsi direttamente sul terreno duro e le ossa sporgenti bucano la loro pelle sottile.

Un unico galguero può possedere anche dozzine di cani.

La maggior parte, senza tatuaggio o microchip. Unici segni d’identificazione sono tagli praticati nelle orecchie,

mediante forbici e senza anestesia.

Alla maggior parte dei galgos viene anche amputato il quinto dito,

per evitare che si feriscano correndo.

Il dito è spesso mozzato brutalmente per mano dello stesso galguero.

A parte la caccia, la loro vita scorre senza stimoli.

In sostanza, vivono privi di ogni contatto umano, non ricevono nessuna manifestazione di affetto.

Nella maggior parte dei casi vivono fino a due o tre anni, poi sono rimpiazzati.

Solo le fattrici sono tenute in vita più a lungo.

I governi di queste autonomie fanno pochissimo per cambiare la situazione dei galgos.

Questo perché molti dei loro membri, sono essi stessi cacciatori.

S’ipotizza che siano 50/60.000 i galgos scartati ogni anno.

Sono cifre stimate per difetto, il numero esatto dei galgos eliminati alla fine di gennaio,
quando la stagione della caccia termina, non può essere conosciuto.

Differenze tra Greyhound e Galgos


DIFFERENZE TRA GREYHOUND E
GALGOS
Entrambi Greyhound e Galgos
appartengono al gruppo dei levrieri.
Sono sighthound, ovvero cacciano a
vista, a differenza di altre razze che
cacciano a fiuto. Possono avvistare
una preda in movimento a centinaia
di metri di distanza. Nonostante
siano in apparenza molto simili,
presentano alcune differenze sia fi
siche che di carattere.

DIMENSIONI
La prima evidente differenza tra
Greyhound e Galgos è sicuramente la
taglia. Infatti i Greyhound maschi
hanno un’altezza al garrese di 70-76
cm e le femmine di 62-70 cm, mentre
i Galgos maschi hanno un’altezza al
garrese di 62-70 cm e le femmine di 60-68 cm. I Galgos sono quindi
leggermente più piccoli e in media il
maschio Galgo ha più o meno le
stesse dimensioni della femmina
Greyhound.

COSTITUZIONE
I Greyhound hanno una muscolatura
più pronunciata rispetto ai Galgos e
una gabbia toracica più profonda. La
testa dei Galgos è più allungata e
stretta con orecchie più grandi; la
coda più lunga e leggermente ricurva
all’estremità; il collo più longilineo del Greyhound e più flessibile. Il Galgo
può sedersi, mentre per il Greyhound
è spesso difficile riuscire a piegare
gli altri posteriori muscolosi per
trovare una posizione seduta
confortevole.
Greyhound e Galgos hanno una pelle
sottile e priva di grasso e questo li rende più vulnerabili alle basse o alte
temperature. In particolare i
Greyhound sono poco tolleranti al
caldo eccessivo e i Galgos al freddo.

CORSA
Entrambi Greyhound e Galgos sono
dei veri atleti. Ma mentre i
Greyhound sono dei velocisti su
distanze brevi e possono
raggiungere i 70 km/h in pochi
secondi, i Galgos sono meno veloci
ma più resistenti; i Greyhound
eccellono su superfici dritte e piatte,
i Galgos sono invece più agili e adatti
anche a terreni sconnessi. Vengono
infatti usati come cani da lavoro per
scopi diversi. I Greyhound
provengono da Inghilterra e Irlanda
dove vengono impiegati nelle
corse.I Galgos provengono invece da Spagna e Portogallo dove vengono
utilizzati per la caccia.

CARATTERE
Sono due razze molto simili per
temperamento; molto docili, tranquilli
e affettuosi, si affezionano tantissimo
alla famiglia che li accoglie.
Probabilmente per il loro passato
traumatico, i Galgos tendono ad
essere più timidi con le persone
che non conoscono e un po’ più
timorosi i primi tempi dell’adozione.
Entrambe le razze amano il contatto
con le persone e sono molto
mansuete e pazienti con i bambini.
Vanno generalmente d’accordo con i
cani di altre razze, ma mentre non
tutti i Greyhound sono adatti alla
convivenza con gatti e cani di piccola
taglia, i Galgos tendono ad essere piùadattabili sotto questo aspetto.
Greyhound e Galgos non sono cani
adatti alla guardia o alla difesa;
amano stare in compagnia e poter
passare gran parte della loro
giornata distesi su superfici morbide.

Visita la pagina Levrieri Rescue Italia

La mattanza anticipata dei Galgos


Amici purtroppo dobbiamo informarvi che siamo di fronte all’ennesima ecatombe! Purtroppo abbiamo saputo che in Spagna la situazione è precipitata!! Sembra che, a causa di una infezione diffusa fra le lepri e conigli (mixomatosi) la Spagna abbia deciso di bloccare la stagione della caccia. Sappiamo che in molti penseranno “meglio così” ed è un pensiero che in parte condividiamo ma, purtroppo, esiste un ma….. I galgos diventano, quindi, inutili bocche da sfamare!! Questo è un massacro annunciato!! Già molte associazioni stanno registrando un numero maggiore di levrieri (noi stessi abbiamo toccato con mano l’aumento delle sagnalazioni e delle emergenze) da mettere in sicurezza ed ora il motivo è sotto gli occhi di tutti. Amici purtroppo dobbiamo prepararci al peggio! Sarà un eccidio di creature innocenti! Anche perché sappiamo che la stagione venatoria finisce a febbraio quindi, sicuramente, salterà tutta la stagionalità delle gare. Amici vi chiamiamo a prendere coscienza di questa nuova drammatica situazione! Abbiamo il compito di informarvi, di dare più visibilità alle creature per implementare le adozioni e sostenerle per far entrare in rifugio più galgos possibili! Non abbandonateci saranno tempi duri e facciamo sentire la nostra vicinanza all’equipe spagnola che sta facendo un lavoro enorme per i galgos!! Uniti: per loro, con loro sempre.

A voi il link per approfondire la notizia! https://www.facebook.com/244069445676414/posts/2009525139130827/

La Giardia

Giardia è un genere di piccoli parassiti unicellulari protozoi presente nel tratto gastrointestinale della maggior parte dei mammiferi domestici e selvatici, incluso l’essere umano. La Giardia può infettare anche i volatili domestici e selvatici. La Giardia è presente in tutto il mondo. Tale organismo è caratterizzato da un ciclo vitale diretto. I cani contraggono l’infezione quando ingeriscono la forma cistica (denominata “oocisti”) di questo parassita bevendo acqua contaminata, mangiando cibo contaminato, leccando pelo contaminato o venendo a contatto con feci contaminate presenti nell’ambiente.
Le cisti albergano nella parte superiore dell’intestino tenue del cane, nota come duodeno. Qui, ogni cisti produce molteplici larve mobili, denominate trofozoiti. Questi ultimi si riproducono asessualmente all’interno dell’intestino tenue del cane mediante un processo denominato “fissione binaria”. Fondamentalmente, i trofozoiti maturi replicano dividendosi in due parti distinte, ognuna delle quali in seguito diviene un organismo Giardia individuale.
Questi parassiti irritano e danneggiano il rivestimento intestinale del cane. Ciò compromette la digestione, riduce la superficie assorbente, causa dolore addominale e consuma tutte le sostanze nutritive essenziali per la salute del cane. Alla fine, prima di lasciare il tratto gastrointestinale del cane, i trofozoiti incistano (si trasformano in cisti) e vengono espulsi in modo discontinuo in tale forma nelle feci del cane infetto. Raramente, vengono espulsi su base costante nelle feci. In ogni caso, le cisti sono molto resistenti e possono sopravvivere per settimane o mesi una volta libere nell’ambiente, specie nei climi freschi, umidi. Le oocisti sono immediatamente infettive per gli animali che le ingeriscono. Quando ciò accade, il ciclo dell’infezione da Giardia ha nuovamente inizio.

Segni e sintomi.

Molti cani infetti da Giardia presentano una infezione latente o subclinica, ovvero non manifestano sintomi evidenti di malattia. Tuttavia, i parassiti danneggiano il rivestimento intestinale degli animali che infettano, compromettendo la digestione e consumando completamente le sostanze nutritive di cui gli animali necessitano. Gli effetti della Giardia sono maggiormente pronunciati nei cani giovani, anziani e in quelli con sistema immunitario compromesso. La diarrea profusa, che spesso accompagna la giardiasi, di solito causa anche una grave disidratazione.
La Giardia può causare una serie di sintomi gastrointestinali nei cani domestici. Il proprietario può notare uno o più dei seguenti sintomi:
• Perdita di appetito (inappetenza, anoressia)
• Perdita di peso
• Feci con emissione di sangue (ematochezia)
• Feci di colore chiaro
• Abnorme eliminazione di grassi con le feci (steatorrea)
• Diarrea (può essere acuta, cronica o discontinua; spesso le feci si presentano poco formate o liquide;
spesso profusa e acquosa)
• Flatulenza
• Feci anormalmente maleodoranti
• Dolore addominale (crampi, nausea)
• Letargia (stanchezza)
• Debolezza
• Disidratazione (può essere grave)
• Febbre (occasionale, non comune)
• Vomito (occasionale, non comune)

Regolari visite di check-up dal veterinario, inclusi esami delle feci, di solito possono identificare le infezioni da Giardia. Questi esami sono particolarmente importanti alla fine dell’estate, dopo la stagione calda.

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Pericolo Forasacchi: Consigli e Rimedi

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Fra le tante insidie estive a cui sono esposti i nostri amici a quattro zampe c’è quella dei forasacchi, che rappresentano un vero e proprio incubo per chi ha voglia di fare una passeggiata nel verde con il proprio cane, ma anche per chi ha semplicemente a disposizione un’aiuola sotto casa.

Ma che cosa sono di preciso i forasacchi?
Si tratta di spighette selvatiche di dimensioni molto piccole (da 1 a 3 cm) e di colore che va dal giallo paglierino al marrone-nero. Hanno la caratteristica forma a lancia e sono rivestiti su tutta la superficie da una fitta ed ispida zigrinatura che, anche se quasi invisibile ad occhio nudo, è molto percettibile al tatto. Questa proprietà costituisce ilvero pericolo.

Cosa fanno i forasacchi?
Riescono a penetrare nella pelle del cane provocando spesso profondi tragitti fistolosi proprio grazie alla superficie dentellata. Il forasacco penetra, così, lento ma inesorabile, sempre in avanti, senza quasi mai poter fuoriuscire in maniera naturale, causando spesso seri e gravissimi danni.

 

In quali parti del corpo sono più pericolosi?
I forasacchi penetrano in tutte le parti del corpo dell’animale, ma , intervenire tempestivamente è relativamente più semplice se sul pelo sono visibili, mentre quando si infilano nelle orecchie, nel naso o negli occhi, i cani corrono dei seri pericoli.

Le zone del cane da tenere particolarmente sotto controllo sono:
– orecchie
– naso
– bocca
– zampe (controllate minuziosamente gli spazi tra le dita e tra queste e il cuscinetto)
– logge ascellari
– regione inguinale
– regione perianale (sotto la coda)
– genitali

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In che periodo si trovano i forasacchi?
Il loro periodo di picco va, a seconda delle regioni, da aprile a ottobre, da quando, cioè, si seccano le erbacce per la stagione secca, fino a quando queste non scompaiono definitivamente per i primi freddi.

Cosa fare per proteggere il cane dai forasacchi?
1. tenere lontani i cani dalle aree verdi in cui siano visibili grandi quantità di erbacce
2. controllare minuziosamente il cane dopo ogni passeggiata (o, anche a metà del percorso)
3. rimuovere all’istante tutti i forasacchi presenti sul pelo

 

Sintomi
I sintomi a cui dovrete fare attenzione sono gli eventuali starnuti (soprattutto se ripetuti, in serie di dieci o quindici, fino allo sbattere a terra il naso), lo scuotere della tesata o lo strusciare della stessa contro pareti e pavimenti all’altezza dell’orecchio, una lacrimazione anomala dell’occhio o il tenerlo chiuso o semichiuso; il leccarsi senza sosta l’interno di una zampa o il grattarsi continuamente nello stesso punto. In questi casi il veterinario valuterà il grado di penetrazione del forasacco, e solo nel caso in cui non sia troppo profondo (se, cioè, ci si è resi conto in tempo del problema), si potrà procedere all’estrazione senza ricorrere all’anestesia.
-Testo e foto tratti da web-

 

Il comportamento distruttivo del Cane

La distruttività del cane è un problema da non sottovalutare: analizziamo le cause scatenanti ed i modi per affrontarla (tratto da web)

 

 

La distruttività manifestata dal cane è un problema da non sottovalutare: oltre ad essere fastidiosa per i proprietari, infatti, può diventare molto pericolosa per il quadrupede, che potrebbe ingerire sostanze nocivecibi velenosipiante tossiche o provocarsi delle ferite.
Inoltre, in un cane adulto, può essere la manifestazione di una patologia comportamentale, essere cioè il sintomo di un problema più grave.
Per trattare la distruttività è necessario comprendere i motivi per cui Fido si comporta in questo modo; nel cane si possono individuare diverse cause di distruttività, le più comuni sono: dentizione nel cucciolo, energia da sfogare nel cane giovane, ansia da separazione, scarsogioco interattivo, noia, ambiente poco stimolante, richiesta d’attenzione, alimentazione erratapaure e fobie, cambiamenti nella routine, iperattività, frustazione, comportamenti ossessivo-compulsivi.

DISTRUTTIVITA’ DOVUTA A SCARSO GIOCO INTERATTIVO O NOIA 
Se un cane non ha la possibilità di giocare a sufficienza, cercherà di sfogarsi con ciò che trova in casa: cuscini, scarpe, carta igienica, mobili.
Un cane che si annoia, soprattutto se giovane, individua nella distruzione un’attività sostitutiva in grado di sopperire, in parte, alle sue necessità.
Il comportamento può manifestarsi sia in presenza che in assenza dei proprietari.
In questi casi è inutile punire il cane, bisognerà invece fornirgli l’esercizio e l’interazione necessari, nonché arricchire l’ambiente con diversi giocattoli interattivi.
Questi giochi, appositamente studiati per intrattenere il cane, possono essere riempiti conbocconcini golosi; a seconda del giocattolo, il cane dovrà cercare di far uscire il cibo che il proprietario avrà nascosto all’interno. Il vostro amico a 4 zampe, giovane o adulto che sia, passerà molte ore divertendosi, si stancherà mentalmente e sarà decisamente più sereno e meno distruttivo.

DISTRUTTIVITA’ DOVUTA A RICHIESTA DI ATTENZIONE
Vi sono cani talmente desiderosi di interazione che possono arrivare a danneggiare gli oggetti solo per richiamare l’attenzione dei proprietari. Un cane, ad esempio, può imparare che se prende un cuscino in bocca, il proprietario si alza ed inizia a rincorrerlo gridando: questo per lui è un gioco ed un modo per attirare la sua attenzione. Per questi cani perfino la punizione è una forma di attenzione.
Questo tipo di distruttività tende a manifestarsi principalmente in presenza dei proprietari.
Per non rinforzare ulteriormente il comportamento, bisogna ignorare il cane quando cerca di attirare la vostra attenzione in modo non adeguato.
Dare maggiori attenzioni al cane, giocare di più con lui e portarlo fuori spesso sono tutte attività che lo aiuteranno a migliorare.
È utile arricchire l’ambiente con alcuni giochi interattivi che lo tengano impegnato.
L’età del quadrupede, la possibilità di arricchire l’ambiente, la collaborazione del proprietario con uno specialista in problemi comportamentali e da quanto tempo il cane si comporta in questo modo, sono fattori determinanti per poter stabilire la terapia da seguire.

DISTRUTTIVITA’ DOVUTA A PAURE E FOBIE 
Moltissimi cani hanno paura dei temporali e dei rumori forti; alcuni tremano e vanno anascondersi, altri iniziano ad agitarsi e a distruggere tutto.
Il problema è che talvolta il cane generalizza, cioè col tempo inizia ad avere paura di altri rumori oppure associa l’avvenimento traumatico con un altro. Ad esempio, se durante il temporale viene chiuso in una stanza, potrebbe associare la stanza con il temporale, e diventare poi molto ansioso se rinchiuso in questo luogo; allora inizierà a distruggere anche in assenza del temporale. Questo comportamento può manifestarsi sia in presenza che in assenza dei proprietari.
Per trattare questo tipo di distruttività bisogna lavorare sulle cause che la scatenano grazie all’aiuto di uno specialista in problemi comportamentali. L’esperto studia con attenzione la storia del cane per individuare l’inizio del problema e risalire alla motivazione principale per agire su di essa. Se l’intervento non è precoce, però, col tempo può diventare più difficile trattare questo problema. Solo lo specialista, dopo un’attenta analisi del caso, potrà fornire tutte le indicazioni necessarie e fare una prognosi.
In ogni caso, ricordate di non sgridare e di non rassicurare un cane pauroso con carezze o parole dolci: in questo modo si rinforza e si premia il comportamento del cane.
Cercate invece di mostrarvi tranquilli sereni; se il cane lo accetta, provate a giocare con lui per distoglierlo dalla sua paura. Lasciate che cerchi un luogo dove rifugiarsi e non forzatelo da uscirne

DISTRUTTIVITA’ DOVUTA ALL’ANSIA DA SEPARAZIONE 
Un cane che distrugge solo ed esclusivamente quando i proprietari sono fuori casa manifesta un vero e proprio problema comportamentale che necessita l’intervento di un esperto:l’ansia da separazione, una patologia piuttosto frequente.
Per poter identificare un problema di ansia da separazione il cane deve manifestare i sintomisolo ed esclusivamente quando il proprietario è assente.
Se pensate che il vostro cane soffra di questa patologia, rivolgetevi ad un consulente comportamentale.
Indicazioni importanti per prevedere le possibilità di miglioramento sono date dall’intensità e dalla frequenza con cui il cane distrugge, nonché dall’età e da quanto tempo manifesta questo comportamento.
In questi casi è molto utile lasciare al cane differenti giochi interattivi, ottima terapia contro la solitudine: vedrete che, mentre sarete fuori casa, il vostro cane si sfogherà e si intratterrà con questi giochi, evitando di distruggere i mobili e gli oggetti presenti nella vostra abitazione.
Per mantenere alto l’interesse su questi giocattoli, ricordatevi di toglierli quando siete a casa.
Ricordatevi, però, che è molto rischioso agire da soli senza l’aiuto di una persona competente. Concludiamo, quindi, invitando chi avesse riscontrato questa malattia nel proprio cane a rivolgersi ad uno specialista in problemi comportamentali, che potrà certamente aiutarvi ad affrontare il problema in modo corretto e definitivo. I risultati della terapia comportamentale generalmente sono molto buoni e rapidi ad arrivare.

 

Fuochi artificiali

La notte di San Silvestro si avvicina e anche quest’anno tornano gli appelli per fare in modo che i festeggiamenti non si traducano in morte per via dell’ uso di petardi, razzi e botti. Oltre che pericolosi per l’uomo, questi ultimi possono essere una pesante fonte di stress e un serio fattore di rischio per la vita degli animali, domestici e non.
Molti uccelli, ad esempio, muoiono perché, terrorizzati dai fuochi d’artificio, fuggono all’impazzata dai loro dormitori andando a sbattere contro i muri o i tralicci dell’alta tensione. Ma la notte di Capodanno tra i “sorvegliati speciali” ci sono anche i pet: in alcuni casi, infatti, il terrore causato dalle esplosioni può essere così forte da rivelarsi fatale, senza considerare le centinaia di cani e gatti che scappano dalle loro case per paura.
Tanti di loro spariscono nel nulla, finiscono investiti da una macchina o non riescono a tornare dalla propria famiglia; altri invece – i più fortunati – vengono portati in canile. E se non sono microchippati, per i proprietari può essere molto difficile riuscire a ritrovarli. Fortunatamente i Comuni del nostro Paese stanno dimostrando una crescente sensibilità verso tale problema. Al punto che alcune amministrazioni comunali hanno emanato provvedimenti restrittivi o di divieto.
E’ comunque importante sapere come preservare i quattro zampe dal terrore e dagli attacchi di panico generati da questi barbari festeggiamenti. Ecco alcuni suggerimenti per gestire lo stress causato nei “nostri amici” dai “botti” di fine anno:
1) Costruire una relazione che metta i proprietari in una posizione di riferimento per il cane: “lui è il mio punto di riferimento e se lui è tranquillo, nonostante il gran rumore, anche io lo sono”.
2) Rinunciare al veglione ma vivere il momento “dei botti” insieme al cane in una zona tranquilla della CASA (comportamento da evitare: vedere i fuochi d’artifici insieme al cane sul balcone perché si potrebbe essere colpiti).
3) Non premiare una eventuale agitazione del quattrozampe con carezze “rassicurative” poiché ne confermerebbero il comportamento.
4) Se le reazioni sono troppo violente, tener PRESENTE che l’animale può anche avere un collasso. In questo caso rivolgersi al veterinario per un rimedio temporaneo.
5) Quando portate a spasso il vostro cane, non slegatelo MAI dal guinzaglio, neanche al parco o nei soliti posti di sgambamento.
6) Tenete chiusi temporaneamente in un luogo comodo e rassicurante i vostri quattrozampe, anche quelli che normalmente vivono all’esterno, sopratutto per la serata del 31 dicembre.
7) Assicuratevi che il microchip sia registrato all’anagrafe canina del vostro Comune e/o che il suo tatuaggio sia leggibile.
8) Assicuratevi che il cane o gatto porti la medaglietta identificativa (con indirizzo e telefoni validi).
9) Tenete alto il volume della TV o RADIO, specialmente se l’animale resterà in CASA da solo, per soffocare gli altri rumori esterni.
10) Rivolgersi al proprio veterinario di fiducia per una eventuale somministrazione di rimedi tesi ad abbassare il livello di ansia e di paura. Evitare, comunque, le soluzioni fai-da-te.
11) Rivolgersi ad un veterinario comportamentalista per un processo graduale di desensibilizzazione, esponendo l’animale allo stimolo ad un’intensità progressivamente aumentata.

Disfunzioni cognitive nell’ animale anziano – un’ altra prospettiva

Articolo di Elena Grassi tratto dal sito https://www.improntediluce.it/#

Di Sharon Callahan tratto dal sito Anaflora.com – originariamente pubblicato sul numero di luglio 1999 della Newsletter di Bob e Susan Goldstein, veterinari olistici

La Disfunzione Cognitiva, così come definita in termini medici, si riferisce a una riduzione delle capacità mentali. Può avere molte cause, che vanno dal trauma alla malattia, ma spesso è associata semplicemente alla vecchiaia. Una delle prime cose da considerare in un animale anziano che soffre di DC è la sordità, poiché solitamente l’udito cala prima delle facoltà mentali e le conseguenze della sordità possono assumere l’aspetto di una demenza.

Dopo aver consultato il vostro veterianrio ed avere escluso la sordità, la malttia e il trauma fisico come possibili cause della DC e aver preso gli opportuni provvedimenti per rimediare a tali problemi, se questi esistono, vediamo un po’ più approfonditamente in quali modi possiamo affrontare la DC negli animali. Se l’animale non ha un’età tale da giustificare una diminuzione della capacità mentale, si potrebbe valutare l’idea di consultare un comunicatore telepatico per capire se vi possano essere un trauma emozionale o una depressione non immediatamente evidenti. Per i nostri scopi, ci occuperemo qui della DC dovuta ad anzianità.

Nel mio lavoro come comunicatrice, ho molti clienti con animali anziani che mostrano un’ampia gamma di infermità legate all’età, non ultima la disfunzione cognitiva.

Di tutte le situazioni che osservo tra gli animali e i loro custodi, il processo di invecchiamento e le infermità ad esso associate sono una delle più complicate da risolvere. Per essere efficacemente affrontate, devono essere viste sia dalla prospettiva dell’animale sia da quelle della persona coinvolta. La ragione di questo la si può vedere esaminando quanto la nostra cultura sia ossessionata dalla giovinezza e cerchi di evitare di confrontarsi col processo di invecchiamento, l’infermità e la morte, verso le quali nutre una profonda paura. Nelle culture antiche il processo di invecchiamento e le qualità che ne derivano, venivano onorati, così come il processo di morte stesso. Esso non era visto come un processo da evitare, ma piuttosto da affrontare con dignità e forza interiore.

Gli animali selvatici normalmente affrontano la vecchiaia e la morte in maniera naturale, non complicata e diretta. Quanto più gli animali diventano domestici, tanto più le loro vite si interconnettono con le nostre, e tanto più essi diventano simili a noi. Questa trasformazione comprende sia qualità positive che negative e, a differenza dei loro fratelli e sorelle selvatici, i nostri compagni animali cominciano a preoccuparsi e rimuginare sul proprio processo di declino fisico e sul calo delle proprie capacità mentali… e tutto questo intensifica la loro sofferenza. La loro maggiore consapevolezza diventa una spada a doppio taglio. Quando comunico con animali anziani che sono confusi o disorientati, trovo che essi sono spesso acutamente consapevoli della riduzione della proprie capacità. Molti di loro esprimono la paura di diventare un problema, di sporcare, di non essere in grado di alzarsi, di trovare la porta o di trovare la ciotola, oppure di venire dimenticati o abbandonati.

A complicare questo scenario, noi umani generalmente abbiamo paura ed evitiamo pensieri di infermità e morte fino a quando queste ci toccano in maniera personale. Dato che la vita degli animali è ben più breve della nostra, quando li amiamo e loro iniziano a invecchiare, diventando più deboli e sbadati, ci troviamo a confrontarci con la realtà dell’impermanenza, tanto nostra che loro. Se esaminiamo tutto questo con attenzione e se comprendiamo che i nostri animali spesso rispecchiano le nostre paure e nevrosi, possiamo cominciare a veder prendere corpo un’immagine piuttosto complicata ma molto bella.

Per molte persone, l’aspetto dell’invecchiamento che è quasi più spaventoso della prospettiva della morte stessa, è quello di perdere il controllo della propria mente e di non essere in grado di pensare autonomamente o di prendersi cura di sé. Anche se il nostro corpo inizia a decadere, possiamo ancora goderci la vita e mantenere un certo controllo su di essa se le nostre funzioni cognitive sono intatte. Ma cosa succede se cominciamo a dimenticare le cose? Cosa succede se iniziamo a esere confusi, disorientati, sperduti? Cosa succede se viene un giorno in cui non riusciamo più a pensare?

I progressi della medicina veterinaria, una maggiore consapevolezza, una nutrizione corretta, degli integratori alimentari e una famiglia amorevole sono tutti fattori che contribuiscono a una vita più lunga e felice per i nostri compagni animali. Anche se tutti questi meravigliosi progressi hanno la capacità di prevenire le fragiiltà di corpo e mente, preso o tardi dovremo affrontare il fatto che nessuno di noi rimarrà per sempre su questo piano dell’esistenza e che le nostre menti, come i nostri corpi, potrebbero venirci meno negli ultimi anni di vita.

Per riuscire ad affrontare le infermità correlate con l’anzianità nei nostri amici animali, come la disfunzione cognitiva, dobbiamo guardare sotto la superficie delle cose, per vedere la lezione più grande che si sta preparando per noi. Siamo venuti sulla terra per imparare e crescere. Ogni situazione che si presenta nella nostra vita è in verità solo un amico travestito. Ogni situazione che incontriamo è in realtà un dono che cerca di portarci a comprendere un qualcosa che abbiamo bisogno di imparare.

Nella mia esperienza, uno dei doni maggiori che i nostri animali ci fanno è quello di portarci ad affrontare le nostre paure della vecchiaia e della morte stessa. Quando affrontiamo queste pauare attraverso il nostro amore e il nostro desiderio di aiutare i nostri amici animail, spesso veniamo investiti da una pioggia di grazia, amore e comprensione del miracolo dell’esistenza, sia la nostra che quella del nostro amico animale.

Se riusciamo a imparare a guardare sotto la superficie, affrontando le nostre paure meglio che possiamo ed esplorando i nostri sentimenti in maniera aperta e onesta, possiamo raggiungere maggiore pace interiore e centratura. Quando siamo calmi, in quasi ogni caso il nostro amico animale si fa a sua volta più calmo e capace di affrontare la situazione, e noi inizieremo a ricevere il suo inestimabile dono di amore, tranquillità e intuitività. Affrontando e gestendo le nostre paure, riceviamo uno dei maggiori regali che il nostro amico animale possa farci. A mano a mano che diventiamo più calmi e che accettiamo il grande mistero della vita e della morte che si svolge davanti a noi, il nostro amico animale potrà rilassarsi, lasciarsi andare ed esprimersi al meglio durante il tempo che gli rimane da condividere con noi.

Osservando il processo di invecchiamento e di morte da questa prospettiva più profonda, tutti gli altri trattamenti e modalità curative che vengono messi in atto avranno maggiore efficacia di quanta non ne avrebbero se attuati da una posizione di paura. La resistenza e la lotta contro l’inevitabile vengono sostituite da una calma accettazione che aiuta altre forme di trattamento a essere più efficaci. I rimedi floreali, tecniche di massaggio leggero, musiche che sollevano lo spirito, possono essere di grande aiuto sia per voi che per il vostro animale, per affrontare le sfide di un corpo e una mente che invecchiano e per gestire l’interscambio emozionale che avviene tra amici affiatati di due specie diverse.

Da padrone-proprietario-capobranco a custode-compagno di viaggio

Da padrone-proprietario-capobranco a custode-compagno di viaggio:
un viaggio pieno di scoperte

Idee e riflessioni sul difficile percorso che potrebbe portarci a diventare i migliori amici di quello che già da tempo è il nostro migliore amico.

Articolo di Elena Grassi pubblicato la prima volta nella Newsletter n. 4 di Impronte di luce – dicembre 2010, e tratto dal sito Impronte di luce (https://www.improntediluce.it/#) 

Per il cane, essere il nostro migliore amico è una cosa del tutto naturale. Non ha bisogno di leggere manuali sul comportamento e la psiche umana, non ha bisogno di studiare la nostra evoluzione e di trascorrere mesi tra le scimmie per comprendere i nostri modi di comunicare e inventarsi teorie su come sia meglio relazionarsi con noi, non ha bisogno di rivolgersi a degli “esperti” per addestrarci a fare ciò che vuole che facciamo.
Senza bisogno di alcun corso, il cane sa darci amore incondizionato, perdono a più non posso, devozione all’ennesima potenza. Non ha bisogno di cercare di essere qualcosa di diverso da ciò che è. È un cane, e tanto gli basta. E una spinta evolutiva interiore lo porta a cercare inevitabilmente, inesorabilmente, insistentemente – anche a costo di pagarne dolorose conseguenze – di stare accanto all’uomo.

L’uomo ha sempre preso sottogamba la devozione del cane, interpretata un po’ come frutto della domesticazione, un po’ come ingenuità, un po’ come stupidità connaturata a una condizione inferiore.
Certo, il cane non trova impedimenti al proprio amore incondizionato perché non si ritrova intralciato dalla nostra ingombrante mente razionale separativa ed egoista. Ma questo non è un buon motivo per sminuire ciò che da lui ci viene. E soprattutto, dovremmo stare attenti a prendere sottogamba le implicazioni della devozione canina.
Quando ci fa comodo ci proclamiamo superiori e sminuiamo le qualità degli esseri che non hanno le nostre stesse capacità cognitive, ritenendoci così giustificati nello sfruttarli a nostro piacere (anche il cane: guardiano, cacciatore, difensore, ecc.). Dall’altro, però, sfuggiamo ai doveri impliciti nella nostra posizione di “esseri superiori”. Del resto, fino a che la nostra visione del mondo è strettamente materialista, non può che essere così.

Affinché davvero cominciamo a chiederci come essere i migliori amici dei nostri cani e quali siano le responsabilità e i doveri che abbiamo nei loro confronti, la nostra visione del mondo deve iniziare a mutare. Dobbiamo fare un passo in là, oltre la mente inferiore separativa, e iniziare ad ascoltare quella voce interiore che ci sussura che forse noi siamo qualcosa di più oltre al nostro corpo, alle nostre emozioni, alle nostre idee; iniziare a lasciare fluire la voce dello spirito attraverso di noi. Quella voce che gli animali e ogni elemento di natura lasciano da sempre fluire attraverso di sé senza frapporre ostacoli. Ed è per questo che gli animali e la natura sono per noi fra gli strumenti più potenti per riconnetterci col divino.
Solo, rispetto agli animali, noi uomini abbiamo la potenzialità di imparare a lasciare fluire lo spirito attraverso di noi con consapevolezza.

Nel momento in cui faccio un passo oltre la mia mente materialista e separativa, inizio inevitabilmente a farmi delle domande: cosa ci faccio qui? qual è il senso della mia vita? All’interno di una visione materialista, queste domande non trovano risposta; possono trovare solo delle ipotesi più o meno filosofiche, che appariranno tutte equivalenti e prive di quelle “prove” di cui la mente razionale ha bisogno per credere in qualcosa. Le risposte, difatti, non posso trovarle nella mente razionale, ma solo nel mio sentire infuso di consapevolezza. Sento che il mio essere non finisce col mio corpo fisico, e dò fiducia a questo sentire. Sento che deve esserci un senso dietro la mia esperienza di vita. Da qualche parte dentro di me, sento anche non posso più vivere senza chiedermi quali siano le conseguenze delle mie azioni, dei miei pensieri, delle mie parole, su tutto ciò che esiste attorno a me: persone, animali, piante, il mondo intero. Sento, che nell’essere che sembra separato da me c’è però qualcosa di molto simile a me, qualcosa che sta al di sotto dell’apparenza, che attiene più allo stato dell’essere che a quello dell’avere. Sento che anche nel mio cane c’è quel qualcosa, mi permetto di vedere l’anima dietro ai suoi occhi.

E se tutto ciò che vive è coscienza evolvente, non possiamo più vedere quello che accade attorno a noi come il risultato imprevedibile e insignificante del caso. Tutto ciò che avviene nella nostra vita – le circostanze, le persone, gli animali, i luoghi del nostro divenire – è perfettamente e armonicamente messo in essere da quell’infinita Intelligenza di cui il nostro Sé fa parte, per permettere alla nostra coscienza di evolvere ulteriormente, di fare esattamente quel balzo in avanti necessario in quel preciso istante della nostra evoluzione.

E se nulla capita a caso, nemmeno l’incontro con il nostro cane è un caso, e nemmeno le sfide che egli ci porta, le malattie che lo colpiscono, gli incontri che ci conduce a fare. Tutto ciò che ci capita, tutto ciò che avviene nel mondo fisico ed emotivo del nostro animale, in realtà riguarda molto da vicino proprio noi stessi, forse anche più del nostro cane stesso.
Questo perché, come è naturale all’interno di un ordine gerarchico dell’evoluzione degli esseri, il campo emozionale/mentale umano è ben più potente del campo emozionale di un singolo animale. Di conseguenza è il campo emozionale del cane a essere influenzato da quello umano, e non tanto viceversa. L’animale (che fra l’altro, avendo un piano mentale meno sviluppato di quello umano, vive in gran parte focalizzato sul piano emozionale), è estremamente permeabile alle emozioni emesse dal suo essere umano di riferimento o da quelle della sua famiglia nel suo complesso. Ne consegue che non potrà che esserne influenzato nei suoi atteggiamenti, attitudini, comportamenti, predisposizioni e debolezze fisiche (come sappiamo, le emozioni non sono affatto prive di conseguenze sul corpo fisico e a lungo andare, situazioni emozionali squilibrate finiscono per determinare condizioni patologiche sul piano fisico).

Per questo motivo, la presenza del cane al nostro fianco può essere considerata un vero e proprio dono che il mondo spirituale fa all’uomo per aiutarlo nella sua crescita, giorno dopo giorno. Osservando le problematiche che il nostro cane ci porta, possiamo vedere parti di noi che magari non ci fa piacere vedere, ma che il nostro Sé porta davanti a noi attraverso il nostro compagno, nella speranza che ne prendiamo nota e che, magari proprio per amore del nostro amico, facciamo quanto necessario per risolvere, lavorando su noi stessi.
La presenza dei nostri animali è dunque ancora più preziosa di quanto non appaia a prima vista e l’unico modo in cui possiamo contraccambiare un dono tanto grande è svolgendo appieno il nostro ruolo nei confronti dell’animale. Un ruolo che ha molteplici aspetti, riconducibili a due principali: quello di custode e quello di compagno di viaggio. Quello di custode ha degli aspetti genitoriali e prevede diverse responsabilità che necessariamente ci dobbiamo assumere nel momento in cui introduciamo l’animale nel mondo umano. Quello di compagno di viaggio è invece un compito di tipo più amicale, ma non richiede per questo meno impegno e meno presenza..