Fuochi artificiali

La notte di San Silvestro si avvicina e anche quest’anno tornano gli appelli per fare in modo che i festeggiamenti non si traducano in morte per via dell’ uso di petardi, razzi e botti. Oltre che pericolosi per l’uomo, questi ultimi possono essere una pesante fonte di stress e un serio fattore di rischio per la vita degli animali, domestici e non.
Molti uccelli, ad esempio, muoiono perché, terrorizzati dai fuochi d’artificio, fuggono all’impazzata dai loro dormitori andando a sbattere contro i muri o i tralicci dell’alta tensione. Ma la notte di Capodanno tra i “sorvegliati speciali” ci sono anche i pet: in alcuni casi, infatti, il terrore causato dalle esplosioni può essere così forte da rivelarsi fatale, senza considerare le centinaia di cani e gatti che scappano dalle loro case per paura.
Tanti di loro spariscono nel nulla, finiscono investiti da una macchina o non riescono a tornare dalla propria famiglia; altri invece – i più fortunati – vengono portati in canile. E se non sono microchippati, per i proprietari può essere molto difficile riuscire a ritrovarli. Fortunatamente i Comuni del nostro Paese stanno dimostrando una crescente sensibilità verso tale problema. Al punto che alcune amministrazioni comunali hanno emanato provvedimenti restrittivi o di divieto.
E’ comunque importante sapere come preservare i quattro zampe dal terrore e dagli attacchi di panico generati da questi barbari festeggiamenti. Ecco alcuni suggerimenti per gestire lo stress causato nei “nostri amici” dai “botti” di fine anno:
1) Costruire una relazione che metta i proprietari in una posizione di riferimento per il cane: “lui è il mio punto di riferimento e se lui è tranquillo, nonostante il gran rumore, anche io lo sono”.
2) Rinunciare al veglione ma vivere il momento “dei botti” insieme al cane in una zona tranquilla della CASA (comportamento da evitare: vedere i fuochi d’artifici insieme al cane sul balcone perché si potrebbe essere colpiti).
3) Non premiare una eventuale agitazione del quattrozampe con carezze “rassicurative” poiché ne confermerebbero il comportamento.
4) Se le reazioni sono troppo violente, tener PRESENTE che l’animale può anche avere un collasso. In questo caso rivolgersi al veterinario per un rimedio temporaneo.
5) Quando portate a spasso il vostro cane, non slegatelo MAI dal guinzaglio, neanche al parco o nei soliti posti di sgambamento.
6) Tenete chiusi temporaneamente in un luogo comodo e rassicurante i vostri quattrozampe, anche quelli che normalmente vivono all’esterno, sopratutto per la serata del 31 dicembre.
7) Assicuratevi che il microchip sia registrato all’anagrafe canina del vostro Comune e/o che il suo tatuaggio sia leggibile.
8) Assicuratevi che il cane o gatto porti la medaglietta identificativa (con indirizzo e telefoni validi).
9) Tenete alto il volume della TV o RADIO, specialmente se l’animale resterà in CASA da solo, per soffocare gli altri rumori esterni.
10) Rivolgersi al proprio veterinario di fiducia per una eventuale somministrazione di rimedi tesi ad abbassare il livello di ansia e di paura. Evitare, comunque, le soluzioni fai-da-te.
11) Rivolgersi ad un veterinario comportamentalista per un processo graduale di desensibilizzazione, esponendo l’animale allo stimolo ad un’intensità progressivamente aumentata.

Disfunzioni cognitive nell’ animale anziano – un’ altra prospettiva

Articolo di Elena Grassi tratto dal sito https://www.improntediluce.it/#

Di Sharon Callahan tratto dal sito Anaflora.com – originariamente pubblicato sul numero di luglio 1999 della Newsletter di Bob e Susan Goldstein, veterinari olistici

La Disfunzione Cognitiva, così come definita in termini medici, si riferisce a una riduzione delle capacità mentali. Può avere molte cause, che vanno dal trauma alla malattia, ma spesso è associata semplicemente alla vecchiaia. Una delle prime cose da considerare in un animale anziano che soffre di DC è la sordità, poiché solitamente l’udito cala prima delle facoltà mentali e le conseguenze della sordità possono assumere l’aspetto di una demenza.

Dopo aver consultato il vostro veterianrio ed avere escluso la sordità, la malttia e il trauma fisico come possibili cause della DC e aver preso gli opportuni provvedimenti per rimediare a tali problemi, se questi esistono, vediamo un po’ più approfonditamente in quali modi possiamo affrontare la DC negli animali. Se l’animale non ha un’età tale da giustificare una diminuzione della capacità mentale, si potrebbe valutare l’idea di consultare un comunicatore telepatico per capire se vi possano essere un trauma emozionale o una depressione non immediatamente evidenti. Per i nostri scopi, ci occuperemo qui della DC dovuta ad anzianità.

Nel mio lavoro come comunicatrice, ho molti clienti con animali anziani che mostrano un’ampia gamma di infermità legate all’età, non ultima la disfunzione cognitiva.

Di tutte le situazioni che osservo tra gli animali e i loro custodi, il processo di invecchiamento e le infermità ad esso associate sono una delle più complicate da risolvere. Per essere efficacemente affrontate, devono essere viste sia dalla prospettiva dell’animale sia da quelle della persona coinvolta. La ragione di questo la si può vedere esaminando quanto la nostra cultura sia ossessionata dalla giovinezza e cerchi di evitare di confrontarsi col processo di invecchiamento, l’infermità e la morte, verso le quali nutre una profonda paura. Nelle culture antiche il processo di invecchiamento e le qualità che ne derivano, venivano onorati, così come il processo di morte stesso. Esso non era visto come un processo da evitare, ma piuttosto da affrontare con dignità e forza interiore.

Gli animali selvatici normalmente affrontano la vecchiaia e la morte in maniera naturale, non complicata e diretta. Quanto più gli animali diventano domestici, tanto più le loro vite si interconnettono con le nostre, e tanto più essi diventano simili a noi. Questa trasformazione comprende sia qualità positive che negative e, a differenza dei loro fratelli e sorelle selvatici, i nostri compagni animali cominciano a preoccuparsi e rimuginare sul proprio processo di declino fisico e sul calo delle proprie capacità mentali… e tutto questo intensifica la loro sofferenza. La loro maggiore consapevolezza diventa una spada a doppio taglio. Quando comunico con animali anziani che sono confusi o disorientati, trovo che essi sono spesso acutamente consapevoli della riduzione della proprie capacità. Molti di loro esprimono la paura di diventare un problema, di sporcare, di non essere in grado di alzarsi, di trovare la porta o di trovare la ciotola, oppure di venire dimenticati o abbandonati.

A complicare questo scenario, noi umani generalmente abbiamo paura ed evitiamo pensieri di infermità e morte fino a quando queste ci toccano in maniera personale. Dato che la vita degli animali è ben più breve della nostra, quando li amiamo e loro iniziano a invecchiare, diventando più deboli e sbadati, ci troviamo a confrontarci con la realtà dell’impermanenza, tanto nostra che loro. Se esaminiamo tutto questo con attenzione e se comprendiamo che i nostri animali spesso rispecchiano le nostre paure e nevrosi, possiamo cominciare a veder prendere corpo un’immagine piuttosto complicata ma molto bella.

Per molte persone, l’aspetto dell’invecchiamento che è quasi più spaventoso della prospettiva della morte stessa, è quello di perdere il controllo della propria mente e di non essere in grado di pensare autonomamente o di prendersi cura di sé. Anche se il nostro corpo inizia a decadere, possiamo ancora goderci la vita e mantenere un certo controllo su di essa se le nostre funzioni cognitive sono intatte. Ma cosa succede se cominciamo a dimenticare le cose? Cosa succede se iniziamo a esere confusi, disorientati, sperduti? Cosa succede se viene un giorno in cui non riusciamo più a pensare?

I progressi della medicina veterinaria, una maggiore consapevolezza, una nutrizione corretta, degli integratori alimentari e una famiglia amorevole sono tutti fattori che contribuiscono a una vita più lunga e felice per i nostri compagni animali. Anche se tutti questi meravigliosi progressi hanno la capacità di prevenire le fragiiltà di corpo e mente, preso o tardi dovremo affrontare il fatto che nessuno di noi rimarrà per sempre su questo piano dell’esistenza e che le nostre menti, come i nostri corpi, potrebbero venirci meno negli ultimi anni di vita.

Per riuscire ad affrontare le infermità correlate con l’anzianità nei nostri amici animali, come la disfunzione cognitiva, dobbiamo guardare sotto la superficie delle cose, per vedere la lezione più grande che si sta preparando per noi. Siamo venuti sulla terra per imparare e crescere. Ogni situazione che si presenta nella nostra vita è in verità solo un amico travestito. Ogni situazione che incontriamo è in realtà un dono che cerca di portarci a comprendere un qualcosa che abbiamo bisogno di imparare.

Nella mia esperienza, uno dei doni maggiori che i nostri animali ci fanno è quello di portarci ad affrontare le nostre paure della vecchiaia e della morte stessa. Quando affrontiamo queste pauare attraverso il nostro amore e il nostro desiderio di aiutare i nostri amici animail, spesso veniamo investiti da una pioggia di grazia, amore e comprensione del miracolo dell’esistenza, sia la nostra che quella del nostro amico animale.

Se riusciamo a imparare a guardare sotto la superficie, affrontando le nostre paure meglio che possiamo ed esplorando i nostri sentimenti in maniera aperta e onesta, possiamo raggiungere maggiore pace interiore e centratura. Quando siamo calmi, in quasi ogni caso il nostro amico animale si fa a sua volta più calmo e capace di affrontare la situazione, e noi inizieremo a ricevere il suo inestimabile dono di amore, tranquillità e intuitività. Affrontando e gestendo le nostre paure, riceviamo uno dei maggiori regali che il nostro amico animale possa farci. A mano a mano che diventiamo più calmi e che accettiamo il grande mistero della vita e della morte che si svolge davanti a noi, il nostro amico animale potrà rilassarsi, lasciarsi andare ed esprimersi al meglio durante il tempo che gli rimane da condividere con noi.

Osservando il processo di invecchiamento e di morte da questa prospettiva più profonda, tutti gli altri trattamenti e modalità curative che vengono messi in atto avranno maggiore efficacia di quanta non ne avrebbero se attuati da una posizione di paura. La resistenza e la lotta contro l’inevitabile vengono sostituite da una calma accettazione che aiuta altre forme di trattamento a essere più efficaci. I rimedi floreali, tecniche di massaggio leggero, musiche che sollevano lo spirito, possono essere di grande aiuto sia per voi che per il vostro animale, per affrontare le sfide di un corpo e una mente che invecchiano e per gestire l’interscambio emozionale che avviene tra amici affiatati di due specie diverse.

Da padrone-proprietario-capobranco a custode-compagno di viaggio

Da padrone-proprietario-capobranco a custode-compagno di viaggio:
un viaggio pieno di scoperte

Idee e riflessioni sul difficile percorso che potrebbe portarci a diventare i migliori amici di quello che già da tempo è il nostro migliore amico.

Articolo di Elena Grassi pubblicato la prima volta nella Newsletter n. 4 di Impronte di luce – dicembre 2010, e tratto dal sito Impronte di luce (https://www.improntediluce.it/#) 

Per il cane, essere il nostro migliore amico è una cosa del tutto naturale. Non ha bisogno di leggere manuali sul comportamento e la psiche umana, non ha bisogno di studiare la nostra evoluzione e di trascorrere mesi tra le scimmie per comprendere i nostri modi di comunicare e inventarsi teorie su come sia meglio relazionarsi con noi, non ha bisogno di rivolgersi a degli “esperti” per addestrarci a fare ciò che vuole che facciamo.
Senza bisogno di alcun corso, il cane sa darci amore incondizionato, perdono a più non posso, devozione all’ennesima potenza. Non ha bisogno di cercare di essere qualcosa di diverso da ciò che è. È un cane, e tanto gli basta. E una spinta evolutiva interiore lo porta a cercare inevitabilmente, inesorabilmente, insistentemente – anche a costo di pagarne dolorose conseguenze – di stare accanto all’uomo.

L’uomo ha sempre preso sottogamba la devozione del cane, interpretata un po’ come frutto della domesticazione, un po’ come ingenuità, un po’ come stupidità connaturata a una condizione inferiore.
Certo, il cane non trova impedimenti al proprio amore incondizionato perché non si ritrova intralciato dalla nostra ingombrante mente razionale separativa ed egoista. Ma questo non è un buon motivo per sminuire ciò che da lui ci viene. E soprattutto, dovremmo stare attenti a prendere sottogamba le implicazioni della devozione canina.
Quando ci fa comodo ci proclamiamo superiori e sminuiamo le qualità degli esseri che non hanno le nostre stesse capacità cognitive, ritenendoci così giustificati nello sfruttarli a nostro piacere (anche il cane: guardiano, cacciatore, difensore, ecc.). Dall’altro, però, sfuggiamo ai doveri impliciti nella nostra posizione di “esseri superiori”. Del resto, fino a che la nostra visione del mondo è strettamente materialista, non può che essere così.

Affinché davvero cominciamo a chiederci come essere i migliori amici dei nostri cani e quali siano le responsabilità e i doveri che abbiamo nei loro confronti, la nostra visione del mondo deve iniziare a mutare. Dobbiamo fare un passo in là, oltre la mente inferiore separativa, e iniziare ad ascoltare quella voce interiore che ci sussura che forse noi siamo qualcosa di più oltre al nostro corpo, alle nostre emozioni, alle nostre idee; iniziare a lasciare fluire la voce dello spirito attraverso di noi. Quella voce che gli animali e ogni elemento di natura lasciano da sempre fluire attraverso di sé senza frapporre ostacoli. Ed è per questo che gli animali e la natura sono per noi fra gli strumenti più potenti per riconnetterci col divino.
Solo, rispetto agli animali, noi uomini abbiamo la potenzialità di imparare a lasciare fluire lo spirito attraverso di noi con consapevolezza.

Nel momento in cui faccio un passo oltre la mia mente materialista e separativa, inizio inevitabilmente a farmi delle domande: cosa ci faccio qui? qual è il senso della mia vita? All’interno di una visione materialista, queste domande non trovano risposta; possono trovare solo delle ipotesi più o meno filosofiche, che appariranno tutte equivalenti e prive di quelle “prove” di cui la mente razionale ha bisogno per credere in qualcosa. Le risposte, difatti, non posso trovarle nella mente razionale, ma solo nel mio sentire infuso di consapevolezza. Sento che il mio essere non finisce col mio corpo fisico, e dò fiducia a questo sentire. Sento che deve esserci un senso dietro la mia esperienza di vita. Da qualche parte dentro di me, sento anche non posso più vivere senza chiedermi quali siano le conseguenze delle mie azioni, dei miei pensieri, delle mie parole, su tutto ciò che esiste attorno a me: persone, animali, piante, il mondo intero. Sento, che nell’essere che sembra separato da me c’è però qualcosa di molto simile a me, qualcosa che sta al di sotto dell’apparenza, che attiene più allo stato dell’essere che a quello dell’avere. Sento che anche nel mio cane c’è quel qualcosa, mi permetto di vedere l’anima dietro ai suoi occhi.

E se tutto ciò che vive è coscienza evolvente, non possiamo più vedere quello che accade attorno a noi come il risultato imprevedibile e insignificante del caso. Tutto ciò che avviene nella nostra vita – le circostanze, le persone, gli animali, i luoghi del nostro divenire – è perfettamente e armonicamente messo in essere da quell’infinita Intelligenza di cui il nostro Sé fa parte, per permettere alla nostra coscienza di evolvere ulteriormente, di fare esattamente quel balzo in avanti necessario in quel preciso istante della nostra evoluzione.

E se nulla capita a caso, nemmeno l’incontro con il nostro cane è un caso, e nemmeno le sfide che egli ci porta, le malattie che lo colpiscono, gli incontri che ci conduce a fare. Tutto ciò che ci capita, tutto ciò che avviene nel mondo fisico ed emotivo del nostro animale, in realtà riguarda molto da vicino proprio noi stessi, forse anche più del nostro cane stesso.
Questo perché, come è naturale all’interno di un ordine gerarchico dell’evoluzione degli esseri, il campo emozionale/mentale umano è ben più potente del campo emozionale di un singolo animale. Di conseguenza è il campo emozionale del cane a essere influenzato da quello umano, e non tanto viceversa. L’animale (che fra l’altro, avendo un piano mentale meno sviluppato di quello umano, vive in gran parte focalizzato sul piano emozionale), è estremamente permeabile alle emozioni emesse dal suo essere umano di riferimento o da quelle della sua famiglia nel suo complesso. Ne consegue che non potrà che esserne influenzato nei suoi atteggiamenti, attitudini, comportamenti, predisposizioni e debolezze fisiche (come sappiamo, le emozioni non sono affatto prive di conseguenze sul corpo fisico e a lungo andare, situazioni emozionali squilibrate finiscono per determinare condizioni patologiche sul piano fisico).

Per questo motivo, la presenza del cane al nostro fianco può essere considerata un vero e proprio dono che il mondo spirituale fa all’uomo per aiutarlo nella sua crescita, giorno dopo giorno. Osservando le problematiche che il nostro cane ci porta, possiamo vedere parti di noi che magari non ci fa piacere vedere, ma che il nostro Sé porta davanti a noi attraverso il nostro compagno, nella speranza che ne prendiamo nota e che, magari proprio per amore del nostro amico, facciamo quanto necessario per risolvere, lavorando su noi stessi.
La presenza dei nostri animali è dunque ancora più preziosa di quanto non appaia a prima vista e l’unico modo in cui possiamo contraccambiare un dono tanto grande è svolgendo appieno il nostro ruolo nei confronti dell’animale. Un ruolo che ha molteplici aspetti, riconducibili a due principali: quello di custode e quello di compagno di viaggio. Quello di custode ha degli aspetti genitoriali e prevede diverse responsabilità che necessariamente ci dobbiamo assumere nel momento in cui introduciamo l’animale nel mondo umano. Quello di compagno di viaggio è invece un compito di tipo più amicale, ma non richiede per questo meno impegno e meno presenza..

Colpo di Caldo del Cane: Guida a Sintomi e Soluzioni

Che cosa è il Colpo di Calore del Cane?
Spiegato nella maniera più semplice possibile, il colpo di caldo dei cani è una condizione che si verifica quando il cane perde la sua naturale abilità di regolare la propria temperatura corporea. I cani non hanno la possibilità di controllarsi grazie al sudore come le persone, per questo la temperatura corporea del cane è regolata principalmente dalla respirazione. Se il tratto respiratorio di un cane non è in grado di evacuare il caldo abbastanza velocemente, allora ecco che si può verificare un colpo di caldo.

Come faccio a capire se il cane ha un colpo di caldo?
Se un cane sta soffrendo per un colpo di caldo, potreste accorgervene a causa dei tipici sintomi del colpo di caldo del cane quali un eccessivo ansimare, iperventilazione, aumento della salivazione, secchezza delle gengive che diventano pallide e grigiastre, battito cardiaco aumentato, debolezza, senso di confusione, incapacità di prestare attenzione all’ambiente circostante, vomito, diarrea ed anche presenza di sangue nel retto.
Se il cane soffre per un tempo prolungato di un colpo di caldo, questo può portare ad un rallentamento della respirazione fino alla sua cessazione ed all’ingresso in uno stato comatoso.

Cosa fare in caso di colpo di caldo, se non si può raggiungere immediatamente il veterinario?

Se sospettate che il vostro cane soffra di un colpo di caldo, potete seguire questi consigli:
Prestate attenzione al vostro cane. Riconoscere i sintomi di un colpo di caldo e rispondere immediatamente è essenziale.
Trovate dell’ombra. Se pensate che il vostro cane soffra di un colpo di caldo, spostatevi all’ombra e restate fuori dalla luce diretta del sole. Applicare dell’acqua fresca sullo stomaco del cane e sotto le zampe.
Usate dell’acqua corrente. Un rubinetto oppure una pompa sono il modo migliore per bagnare il vostro cane. Non provate mai ad immergere il vostro cane in una piscina oppure in una vasca, perché questo raffredderebbe il vostro cane troppo velocemente, portando a complicazioni aggiuntive come un arresto cardiaco.
Usate acqua fresca – non fredda. Molte persone commettono l’errore di usare acqua fredda o ghiaccio per raffreddare il cane. Quando ci si trova davanti ad un cane che soffre per un colpo di caldo, ricordate che il punto fondamentale è quello di abbassare la sua temperatura corporea. Usare acqua troppo fredda o ghiaccio rischia di essere contro produttivo perché questo fa restringere i vasi sanguigni del cane rallentando il flusso del sangue – e quindi l’abbassamento della temperatura.
Non coprite il cane. Una dei punti chiave per esser sicuri che il processo possa funzionare è quello di far sì che l’acqua sul vostro cane possa evaporare. Non coprite mai un cane troppo accaldato con un lenzuolo oppure con un asciugamano bagnato. Questo ferma l’evaporazione e crea un effetto-sauna nel corpo del cane.
Tenete il cane in movimento. È importante incoraggiare il cane a stare in piedi o camminare anche lentamente mentre si abbassa la temperatura del corpo. Questo perché quando il cane sta accucciato o sdraiato, la sua circolazione non è perfetta e veloce in tutto il corpo.
Fate bere al cane piccoli sorsi d’acqua. Far abbassare la temperatura corporea è il fattore più importante, l’idratazione del cane è il secondo. Non permettere al cane di bere troppo e troppo velocemente: offritegli invece dei piccoli sorsi d’acqua fresca (ma non fredda). Troppa acqua bevuta troppo velocemente può portare al vomito.
Non somministrare bevande energetiche. Anche se potete essere tentati dal farlo, non fatelo mai. Quelle bevande non sono pensate per l’organismo dei cani e possono essere molto pericolose. Molto meglio della sana e buona acqua.

Cibi “Pericolosi”

Di seguito potrete trovare una guida ai cibi commestibili per l’uomo ma pericolosi e dannosi per i vostri cani.

– Cioccolato e cacao

Il cacao contiene una sostanza chimica, la teobromina, che può risultare tossica per il cane, perchè in questa specie animale viene metabolizzata molto lentamente. La teobromina è un composto chimico tossico per il cane e può arrecare danni al cuore, ai polmoni, ai reni e al sistema nervoso centrale. Ne bastano 52 gr. per intossicare un cane di taglia piccola. Se un animale mangia del cioccolato in quantità consistente, la teobromina può permanere nel suo sangue fino a 20 ore, provocandogli disturbi che possono andare dalle convulsioni all’attacco cardiaco e all’emorragia interna.

Il primo trattamento da eseguirsi entro due ore dall’ingestione, consiste nel provocare il vomito. E’ quindi necessario interpellare un veterinario.

– Caramelle e gomme

I dolcificanti come lo xilitolo fanno male al cane. Questo tipo di dolcificante chiamato anche “zucchero del legno” è estratto dalle fragole, betulle, lamponi, prugne e grano. Il potere dolcificante è molto simile a quello del saccarosio, ma contiene il 40% in meno di calorie. In Europa viene utilizzato come additivo alimentare per esempio nelle gomme da masticare. Questa sostanza innocua per l’uomo, è tossica per il cane, in quanto se ingerito in grosse quantità, può causare un abbassamento dei livelli di glucosio nel sangue, inducendo una depressione del sistema nervoso centrale, perdita di coordinazione e spasmi dopo 30 minuti dalla sua ingestione. Mentre le caramelle contengono spesso lattosio, difficile da digerire per il cane.

– Noci e macadamia

Spesso si usano come snack per gli esseri umani, il loro gusto è sicuramente gradito ai cani, ma fanno loro del male. I sintomi da intossicazione sono: debolezza, sopratutto a carico degli arti posteriori, depressione, vomito, tremori, febbre, dolori addominali, pallore delle mucose, problemi neurologici (come paralisi temporanea e incapacità a stare in piedi). Possono essere tossiche anche a basse dosi (4-5 noci per un cane di 10 kg). Le noci possono causare ostruzioni intestinali e quelle ammuffite possono causare convulsioni.

– Semi e noccioli

sono tossici i semi della mela,, i noccioli di ciliegia, pesca, albicocca e prugna: contengono cianuro e possono portare al coma.

– Caffè

la caffeina può portare gravi problemi nel cane; infatti oltre ai disturbi a livello gastrointestinale, può determinare alterazioni del ritmo cardiaco e nei casi più gravi, ictus.

– Zucchero

L’apporto di zuccheri è importante sia come fonte di energia rapidamente disponibile, sia come regolatore dell’attività della flora batterica. Il cane non assimila tutti gli zuccheri con facilità. Nessun problema per glucosio e saccarosio (lo zucchero comune), mentre ha difficoltà a digerire il lattosio (spesso presente in merendine e biscotti). L’eccessivo apporto di zuccheri può provocare l’insorgenza di alcune patologie come per esempio il diabete mellito.

– Sale

L’eccesso di sale non è una buona cosa per gli animali, proprio come per l’uomo. a maggior ragione se il cane soffre di una patologia cardiocircolatoria. In questo caso, il minor consumo di sale contribuisce a diminuire il volume di sangue e quindi il lavoro che il cuore deve compiere. Cibi molto salati possono presentare un pericolo per gli animali. L’eccessiva quantità di sale può scatenare attacchi che portano al coma e alla morte.

– Cipolle e cavoli

Le cipolle possono essere ingerite dal cane per il loro aroma, ma il loro effetto sul metabolismo è negativo. Le cipolle infatti contengono un composto, un dissolfuro di N-propile, così come i cavoli, che agisce a livello dei globuli rossi circolanti, distruggendoli. Negli eritrociti si vengono così a formare i corpi di Heinz, con conseguente debolezza e rottura della membrana cellulare. Il corredo sintomatologico compare dopo uno/quattro giorni dall’ingestione delle cipolle: Vomito, diarrea e urine di colore scuro, sono i principali segnali critici. Si sono segnalati casi di anemia grave dovuti ad una dieta comprendente dosi minime di cipolla (ad esempio pasta condita con sughi al pomodoro pronti), protratta però per anni.

– Aglio

Stessi effetti negativi sul metabolismo come riportato per la cipolla, ma a differenza deve essere ingerito in grande quantità.

– Pomodori acerbi, foglie e germogli di patate

Il livello di tossicità di queste piante dipende soprattutto dalla composizione del terreno, dalla temperatura e dal grado di umidità in cui sono cresciuti. Pomodori e patate contengono inoltre una tossina chiamata solanina che i cani, a differenza degli esseri umani, non metabolizzano. queste sostanze posso quindi creare problemi a carico dell’apparato digerente, tachicardia, tremori affanno e irrequietezza. Quanto detto per foglie e germogli non vale invece per la patata, che viene utilizzata normalmente nell’alimentazione del cane, soprattutto come componente di alcuni mangimi industriali specifici per soggetti con intolleranze ed allergie alimentari.

– Uva e uva sultanina

a arte il grande contenuto di zuccheri, è stato recentemente confermato che l’uva e le uvette sono pericolose per i nostri cani, purtroppo ancora non si riesce a capire qual’è l’elemento che scateni il processo che va a danneggiare in modo irreversibile i reni, causando insufficienza renale e nella maggior parte dei casi la morte del cane. Possono dare gli stessi problemi di cipolla e aglio nonchè dolori addominali e perdita dell’appetito.

– Insaccati

Anche gli insaccati (mortadella, prosciutto crudo, salsicce, prodotti salati ed essiccati) non devono comparire nella ciotola dei nostri cani. Contengono molto sale e grassi, che sono dannosi per il cane. Inoltre possono essere fonte di infestazione di toxoplasmosi. Si tratta di una zoonosi ossia di una malattia che colpisce sia l’uomo che l’animale, provocata da un parassita che può localizzarsi nella carne cruda di agnello e di maiale e negli insaccati. Solo previa cottura il microorganismo viene eliminato. La pelle stessa dei salumi, inoltre, può essere pericolosa visto che nella maggior parte dei casi, il vecchio budello è stato ormai sostituito con un involucro di plastica.

– Omogeneizzati per bambini

La somministrazione di prodotti per l’infanzia a cani, non favorisce la risoluzione dei loro problemi di salute, ma li può aggravare, perchè spesso negli omogeneizzati è presente la polvere di cipolla come aromatizzante, la cui minima quota può già essere responsabile dei danni a livello eritrocitario.

– Cibi avariati o scaduti

Il proprietario ha spesso l’abitudine di somministrare al cane cibi che scarta, perchè avariati o scaduti. E’ però necessario fre molta attenzione perchè in certi casi questi alimenti possono provocare disturbi all’apparato gastrointestinale (vomito e diarrea). La convinzione che il cane debba nutrirsi con gli “scarti” della cucina casalinga è un concetto completamente superato grazie ai numerosi studi condotti sulle esigenze nutrizionali degli animali.

– Alcool

L’alcool contenuto in bevande come il vino, può intossicare i cani (e i gatti) determinando vomito, diarrea, perdita della capacità motoria, scompensi del sistema nervoso centrale, tremori, difficoltà respiratorie, squilibri metabolici e coma. L causa è che il cane non possiede gli enzimi adatti per metabolizzare questa sostanza. Attenzione: grandi quantità di alcool possono determianere la morte dell’animale per collasso respiratorio.

Articolo tratto da web

Attenzione alle malattie trasmesse dalle Zecche !

Fastidiosi parassiti
Con l’arrivo della bella stagione e il conseguente
aumento della temperatura ambientale, le zecche si
risvegliano dal sonno invernale e riprendono la loro attività
parassitaria sugli animali domestici.
Le zecche, pur vivendo generalmente nelle aree verdi
(quali per esempio giardini, prati, campi, pascoli, boschi e
così via), vengono altresì trasportate dagli animali cosiddetti
spazzini (come colombi, gabbiani, topi e ratti), che sono per
questo oggigiorno responsabili della loro diffusione
ambientale: non è dunque infrequente ritrovarle in luoghi
inusuali, come per esempio il terrazzo di casa o il davanzale
delle finestre.
Nell’ambito degli animali familiari sono soprattutto i
cani a essere interessati da questo problema, anche perché –
più frequentemente di altri – hanno occasione di uscire
all’aperto e di venire, di conseguenza, facilmente in contatto
con i parassiti.
Il rischio maggiore di essere attaccati dalle zecche
riguarda principalmente, ma non solo, i cani da caccia, da
guardia e da pastore, così come quelli che trascorrono
all’aperto gran parte della loro giornata o che sono soliti
recarsi a compiere passeggiate o a giocare nel verde insieme
al proprietario.
Le zecche sono piccoli parassiti appartenenti alla classe
zoologica degli Aracnidi: sono quindi imparentate con i
ragni.
Delle dimensioni approssimative di una lenticchia,
possiedono corpo di colore grigio o marrone (talvolta molto
scuro, quasi tendente al nero) e necessitano, per soddisfare
le loro esigenze vitali, di un animale da parassitare.
Una volta che hanno individuato la loro vittima, salgono
sul suo corpo o si lasciano cadere su di esso, per poi infilare
la loro testa – grazie a una sorta di rostro boccale del quale
sono munite – nel corpo dell’ospite e succhiarne il sangue.
La respirazione avviene obbligatoriamente tramite una
serie di pori esterni, che si continuano con dei canalicoli,
attraverso i quali avviene l’introduzione dell’aria
nell’organismo.
Problemi provocati dalle zecche
La principale attività parassitaria delle zecche è la
cosiddetta azione spolatrice: sebbene la sottrazione di
sangue possa talvolta essere relativamente ingente (una
zecca adulta è in grado di succhiarne fino a 2 ml al giorno),
difficilmente il cane ne risentirà, specie se si tratta di un
adulto in buona salute. Può però capitare occasionalmente
(soprattutto in caso di infestazione massiccia, magari su
soggetti di piccola taglia in già cattive condizioni di salute)
che l’animale vada incontro a forme di anemia, perdita di
peso e deperimento organico.
La presenza della zecche sul corpo del cane, in secondo
luogo, può determinare alterazioni dermatologiche più o
meno importanti. Il prurito è generalmente assente, ma
talvolta la parte corporea interessata può andare incontro a
infezione batteriche secondarie, che inducono il cane a
grattarsi, con conseguenti infiammazioni, croste, ferite e
così via.
Raramente, poi, può capitare che nella saliva della zecca
sia contenuta una tossina che, inoculata nell’organismo
dell’animale al momento del pasto di sangue, comporti una
serie di sintomi di tipo neurologico, il più importante dei
quali è una forma di paralisi progressiva e inarrestabile, che
comincia in genere a carico degli arti posteriori e che può
sfociare nel decesso in caso di interessamento dell’apparato
respiratorio. Fortunatamente, però, questo problema –
segnalato principalmente nel continente americano – è stato
raramente descritto in Europa.
L’aspetto più importante e per certi versi più grave di
un’infestazione da zecche nel cane, però, è il potenziale
rischio di trasmissione di talune infezioni di non trascurabile
entità. Gli agenti patogeni, presenti nell’organismo del
parassita, vengono inoculati nell’organismo canino nel
corso dell’attività spoliatrice esercitata della zecca.
Non bisogna, infine, trascurare il fatto che le zecche
possono parassitare anche la nostra specie. La convivenza
con un cane, pertanto, aumenta tale rischio, che contempla
anche l’eventualità della diffusione di microrganismi
infettanti – come spesso si ha occasione di apprendere dai
mass-media nel corso della stagione estiva – all’uomo.
La babesiosi
Meglio conosciuta con il nome di piroplasmosi, la
babesiosi è la più nota infezione protozoaria che può essere
trasmessa al cane dalle zecche.
L’agente infettante, la Babesia canis, è un minuscolo
parassita del sangue (costituito da una sola cellula vivente)
che, una volta introdotto nell’organismo animale, causa la
distruzione dei globuli rossi e l’inevitabile comparsa di una
serie di sintomi caratteristici.
Nella forma iperacuta si può assistere al decesso
improvviso e apparentemente ingiustificato dell’animale.
Fortunatamente, però, questa eventualità non è frequente.
La forma acuta, decisamente più comune, esordisce di
solito con un netto rialzo febbrile (la temperatura rettale del
cane, che normalmente è compresa tra 38 e 39 gradi
centigradi, può anche superare il valore di 41°), che
comporta marcato abbattimento del sensorio e mancanza
assoluta di appetito. Il sintomo peculiare, che compare nel
giro di 24-48 ore, è il cambiamento di colore dell’urina, che
assume una tonalità inizialmente arancione, per poi
diventare simile al caffè o alla coca-cola. L’aumento della
sete, il vomito, la diarrea e i dolori articolari, altrettanto
frequentemente segnalati, sono l’espressione di un
coinvolgimento generale.
La forma cronica, non particolarmente frequente, causa
una serie di sintomi poco specifici (febbre intermittente,
anemia, difficoltà deambulatorie), ma duraturi nel tempo.
Contro la babesiosi occorre effettuare prima possibile
uno specifico trattamento con un preparato per uso
ambulatoriale in dotazione del medico veterinario.
Da segnalare, però, anche la disponibilità di un vaccino,
da effettuare nei soggetti che si trovano spesso a
soggiornare in ambienti infestati da zecche.
L’ehrlichiosi
Chiamata anche rickettsiosi o pancitopenia tropicale,
l’ehrlichiosi canina è un’infezione che negli ultimi anni ha
fatto registrare un netto aumento di incidenza nel nostro
Paese.
Causata da un microrganismo – l’Ehrlichia canis – che
ha caratteristiche comuni sia ai virus che ai batteri (si tratta,
per la precisione, di una Rickettsia), viene trasmessa agli
animali dalle zecche portatrici.
Nella forma acuta il cane colpito può presentare
ipertermia, associata a depressione e mancanza di appetito.
L’aspetto più rilevante, però, è lo sviluppo di emorragie
(che compaiono in seguito ad alterazioni della coagulazione
del sangue) localizzate in diversi distretti dell’organismo.
Estremamente tipica, per esempio, è l’epistassi, cioè la
perdita di sangue dalle narici. Può tuttavia capitare di
osservare sangue nell’urina, piccole emorragie nelle mucose
(su cui sono rilevabili delle chiazze rossastre) oppure ancora
vomito striato di sangue.
La forma cronica, decisamente più subdola, può
presentare caratteristiche poco chiare e non sempre costanti.
Il cane può apparire apatico, svogliato e con meno appetito
del normale. Frequente la zoppicatura, in seguito al
coinvolgimento di una o più articolazioni, che appaiono
anche dolenti alla palpazione. Altrettanto comune è
l’esibizione di sintomi neurologici, prime tra tutti le
convulsioni, spesso erroneamente interpretate come crisi
epilettiche. Anche i disturbi gastrointestinali (vomito,
diarrea, nausea) sono relativamente comuni in corso di
ehrlichiosi cronica, così come il dimagramento e la
debolezza generalizzata.
La cura dell’ehrlichiosi dovrebbe essere instaurata
quanto prima e si basa sull’impiego di un gruppo di
antibiotici nei confronti dei quali l’Ehrlichia canis è
sensibile e/o del medesimo farmaco per uso ambulatoriale
(da ripetere, in questo caso, a distanza di un paio di
settimane dalla prima inoculazione) citato a proposito della
babesiosi.
La borreliosi
Più comunemente nota con il nome di malattia di Lyme
o – così come la chiamano gli americani – di Lyme disease,
la borreliosi è sostenuta dalla Borrelia burgdorferi, un
batterio che può colpire sia la specie canina che quella
umana.
Pur trattandosi di una zoonosi (vengono definite con
questo appellativo le malattie trasmissibili dagli animali
all’uomo e viceversa), in realtà il contagio avviene quasi
sempre a opera delle zecche e raramente dal cane all’uomo
per via diretta.
I sintomi iniziali, nel cane, sono la febbre, la debolezza
e la mancanza di appetito, cui può essere associato aumento
di volume dei linfonodi esplorabili.
Successivamente compaiono dolori muscolari e
articolari, che spesso inducono l’animale a zoppicare o a
rimanere immobile.
Più di rado sono stati segnalati interessamenti a carico
del cuore, dei reni e del sistema nervoso.
Le femmine gravide possono abortire.
Nell’uomo i segni clinici, sovrapponibili a quelli del
cane, possono essere inizialmente confusi con la
sintomatologia dell’influenza: a febbre, malessere
generalizzato, cefalea e dolori diffusi, si può in un secondo
tempo aggiungere una forma di poliartrite piuttosto
importante.
Contro la Borrelia burgdorferi risultano efficaci alcuni
antibiotici, che è necessario somministrare immediatamente
al cane, su prescrizione del medico veterinario, per risolvere
il problema.
In Italia è anche disponibile un vaccino, da praticare
eventualmente ai cani che vivono nelle aree in cui il rischio
di contrarre l’infezione risulta maggiore rispetto ad altre.
Altre malattie trasmesse dalle zecche
Oltre a babesiosi, ehrlichiosi e borreliosi, le zecche
possono trasmettere al cane anche altre malattie meno
frequenti e importanti.
L’emobartonellosi (il cui agente patogeno è la rickettsia
Haemobartonella canis) è una malattia non molto comune
nel cane, che spesso passa inosservata, pur potendo causare
forme anemiche con coinvolgimento del fegato.
Anche l’epatozoonosi (causata dal protozoo Hepatozoon
canis) è una patologia associata all’infestazione da zecche,
fortunatamente piuttosto rara nel cane. La sintomatologia è
spesso silente, pur potendo manifestarsi con febbre,
inappetenza, diarrea e alterazioni neurologiche.
Il Dipetalonema reconditum e il Dipetalonema grassi
sono due piccoli nematodi (la cui lunghezza massima è di
25 millimetri) trasmissibili da parte delle zecche, che si
stabiliscono nel tessuto sottocutaneo e più raramente nella
muscolatura dei cani. La loro presenza causa la
manifestazione di noduli, che possono provocare sintomi di
tipo dermatologico.
La trasmissione di virus encefalici non determina nel
cane problemi evidenti, salvo una breve e transitoria fase
viremica. Il problema principale, in tal caso, è la diffusione
all’uomo – da parte delle zecche che soggiornano
sull’animale – di talune forme di encefalite.
Cura e prevenzione delle zecche
La prevenzione delle malattie trasmesse dalle zecche si
basa, ovviamente, sul controllo diretto dei parassiti, che
vanno tassativamente rimossi dal corpo del cane al
momento del loro ritrovamento.
Non è difficile rendersi conto della presenza delle
zecche sull’animale: è sufficiente accarezzarlo su tutta la
superficie corporea per avvertire, al tatto, una o più
rilevature sospette, da controllare poi con maggiore
accuratezza.
Tale operazione dovrebbe essere effettuata, nelle
stagioni primaverile ed estiva, quotidianamente, specie se
nel corso della giornata il cane ha trascorso del tempo in
aree verdi.
È importante prestare particolare attenzione a quelle
zone cui normalmente si dedica meno tempo: gli spazi
interdigitali, la faccia interna dei padiglioni auricolari, il
piatto delle cosce e così via.
Prima di provvedere alla loro estrazione, le zecche
vanno cosparse abbondantemente di olio, al fine di riempire
i porti attraverso i quali respirano: dopo alcuni minuti,
necessari per permettere ai parassiti di cominciare a estrarre
la testa dal corpo del cane, si deve procedere, con
delicatezza, alla rimozione, che deve risultare estremamente
naturale, senza forzare o strattonare.
Un movimento troppo brusco in tal senso può causare
l’incompleto distacco della zecca, con il rischio che alcune
parti della testa, rimaste nello spessore della cute
dell’animale, favoriscano l’insorgenza di un’area nodulare
infiammata.
Dal punto di vista della prevenzione vera e propria,
infine, ci si può affidare a un’ampia gamma di prodotti
specifici per uso canino, da impiegare preferibilmente dietro
consiglio del medico veterinario di fiducia: collari,
soluzioni, spot-on e simili conferiscono una buona garanzia
anti-zecche, anche se è sempre e comunque consigliabile un
attento controllo quotidiano, al fine di scoprire parassiti
eventualmente sfuggiti all’azione farmacologica dei
preparati in questione.

Avvelenamento e Primo Soccorso

Gli avvelenamenti, pratica a dir poco deprecabile e perseguibile per legge, sono purtroppo molto diffusi . Elenchiamo qui alcuni consigli di pronto soccorso che possono rivelarsi decisivi per salvare la vita del vostro animale, e ricordiamo di sporgere denuncia e di darne comunicazione al comune in cui l’avvelenamento si è verificato.

E’ INDISPENSABILE riuscire a far espellere all’animale il boccone avvelenato. Per far questo bisogna somministrare nel più breve tempo possibile delle soluzioni che provocheranno il vomito:

ACQUA CON SALE FINO DISCIOLTO (soluzione salina soprasatura): aggiungere quantità progressive di sale fino in un bicchiere d’acqua mescolando bene fino a che rimane sale non disciolto sul fondo del bicchiere; far bere al cane fino a che non inizia ad avere sforzi di vomito.

OPPURE

ACQUA OSSIGENATA A 10 VOLUMI (quella che si usa per la medicazione delle ferite): far bere al cane nella dose di circa 1 ml di acqua ossigenata per ogni Kg. di peso del cane.
COME FARE?
Aspirare la soluzione salina o l’acqua ossigenata con una siringa (meglio se da 10ml) alla quale avete tolto l’ago.
Sollevare il labbro superiore del cane e appoggiare il beccuccio della siringa appena dietro i canini tra gli spazi liberi e iniettare il contenuto cercando di far si che non fuoriesca.

Non cercare di tener aperta la bocca a forza, ma tenere il muso appena sollevato verso l’alto e premere lo stantuffo della siringa spingendo poco alla volta nella bocca del cane il contenuto della siringa stessa. si eviterà così il rischio che il liquido vada di traverso e provochi polmonite “ab ingestis”.

Non tentare di far vomitare il cane mettendogli le dita in gola: è un sistema non solo poco efficace ma anche rischioso perché il cane potrebbe morderci involontariamente, soprattutto se ha già tremori e contrazioni.

SI PUO’ EVENTUALMENTE RIPETERE LA SOMMINISTRAZIONE DOPO 10-15 MINUTI SE CON LA PRIMA DOSE NON SIAMO RIUSCITI A PROVOCARE IL VOMITO.

In ogni caso poi si deve portare rapidamente il cane dal veterinario, che appronterà tutte le terapie necessarie e specifiche in relazione al tipo di veleno assunto.

Vi conviene avere sempre con voi uno di questi due emetici in caso di scampagnate, dal momento che ormai la maggior parte delle zone è a rischio per quel che riguarda la presenza di bocconi avvelenati.

Attenzione alle piante !!

ATTENZIONE ALLE PIANTE!

Le intossicazioni da piante negli animali, non sono frequenti, ma quando avvengono sono difficili da diagnosticare per la scarsa evidenza dei segni clinici e la mancanza di informazioni.
Anche alcune piante comunemente presenti nei nostri giardini o all’interno delle nostre abitazioni possono contenere sostanze tossiche che i nostri animali possono accidentalmente ingerire.
Il medico veterinario deve conoscere quali piante possono intossicare gli animali, i sintomi dell’intossicazione e i rimedi. L’anamnesi è molto importante per identificare correttamente la pianta.
Di seguito vedremo quali sono le più comuni piante che possono dar luogo a intossicazioni, a volte anche molto gravi, negli animali domestici.

PIANTE DA GIARDINO:

RICINO:  è una pianta erbacea annuale molto diffusa, coltivata a scopo ornamentale.

La specie più sensibile è il cane, che si intossica per ingestione dei semi o dei panelli, impiegati come fertilizzanti. I semi contengono una fitotossina, la ricina e un alcaloide, la ricinina. La pianta risulta tossica anche per l’uomo: l’ingestione di 2-3 semi può infatti provocare la morte di un bambino. Tuttavia l’olio di ricino (purgante) non è tossico.

Sintomi

Dopo 18-24 ore dall’ingestione si ha un aumento della temperatura corporea. Gli animali si mostrano assetati. Compaiono vomito, bruciore alla bocca, edema della mucosa buccale e della lingua, diarrea emorragica, coliche, dolori addominali, crampi, prostrazione.

BELLA DI NOTTE : La “bella di notte” è una pianta comune dei nostri giardini i cui semi e radici risultano tossici. I principi attivi che la rendono tale sono alcaloidi, resine e arabinosio. La tossicità si esplica a livello del tratto digerente, dove determina soprattutto irritazione.

Sintomi

I sintomi dell’ingestione di semi o radici sono dolori allo stomaco, nausea, vomito, diarrea. Inoltre Può causare aborto. Il contatto con la pelle può determinare dermatiti.

OLEANDRO: L’oleandro è un arbusto cespuglioso sempreverde indigeno delle regioni mediterranee.
Il principio attivo è l’oleandrina, un glucoside cianogenetico che svolge a livello cardiaco un’azione simile a quella della digossina.

Sintomi

Nausea, vomito, diarrea sanguinolenta, stomatite, convulsioni, crampi, atassia, aritmie, problemi epatici

PIANTE DA APPARTAMENTO:

Anche gli steli e le foglie di alcune tra le più diffuse piante di appartamento contengono sostanze tossiche se ingerite da cani o gatti. Ecco le più comuni:

STELLA DI NATALE: La stella di Natale  è una popolare pianta da appartamento, presente soprattutto nel periodo natalizio. Risulta tossica per cani e gatti. L’intossicazione avviene per  ingestione e/o masticazione di foglie e brattee. La pianta contiene una linfa color bianco latte.

Sintomi

La sintomatologia compare con irritazioni delle mucose dell’apparato digerente (più gravi se oculari), dermatiti vescicolari, bruciore a lingua e labbra, edema, congiuntivite, lacrimazione, vomito, diarrea, tremori. La prognosi è in genere favorevole con risoluzione dell’intossicazione.

MONSTERA: Può accadere che cani e gatti mastichino la pianta. Storicamente la sindrome da intossicazione da Monstera  è stata attribuita alla presenza di cristalli di ossalato di calcio nella pianta. Studi recenti invece indicano la presenza di una sostanza proteica che rilascia istamina. Infatti i segni clinici sono compatibili con una reazione da istamina.

Sintomi

Dopo la masticazione si ha evidenza di dolore e irritazione e compare ipersalivazione. Tuttavia risulta più pericoloso il rigonfiamento a livello faringeo; anche la lingua si gonfia tanto da protrudere fuori dalla bocca. La respirazione è resa infatti difficoltosa, fino ad avere forte dispnea. Indicato il trattamento con antistaminici.

DIEFFENBACHIA: La dieffenbachia è una diffusa pianta d’appartamento priva di fiori, la cui linfa provoca intossicazione grave nel gatto, più lieve nel cane, per masticazione delle foglie o degli steli.

Sintomi

L’avvelenamento da dieffenbachia provoca irritazione e intenso dolore a livello di cavo orale, edema ed infiammazione delle mucose buccali, edema della glottide, asfissia, cecità, vomito, ipersalivazione, diarrea, tremori, albuminuria, ematuria, nefrite acuta.

BACCHE ORNAMENTALI:

Alcune piante producono bacche che possono costituire un pericolo per gli animali domestici come il cane e il gatto. Occorre fare particolare attenzione durante il periodo di Natale, durante il quale vengono utilizzate anche all’interno delle abitazioni come decorazioni.

AGRIFOGLIO: L’agrifoglio è un arbusto o albero sempreverde alto fino a 10 metri, con bacche rosse dal fogliame verde scuro lucente. L’ingestione di bacche e foglie è tossica per cani e cavalli. I principi attivi sono licina e tannini. Le bacche contengono sostanze emetiche e purganti: 20 bacche possono uccidere un cane.

Sintomi

I sintomi dell’intossicazione sono vomito, diarrea intensa, torpore, a volte coma e morte.

VISCHIO: Il vischio è un arbusto perenne sempreverde che vive da parassita su diversi alberi a foglia caduca, come meli peri, pioppi, querce, ecc. Le sue radici penetrano nel legno della pianta parassitata per trarne nutrimento. Il seme è circondato da una sostanza appiccicosa che contiene viscotossine.
L’intossicazione ha andamento stagionale per ingestione di grandi quantità di frutti nel periodo natalizio. Le bacche attraggono cani, equini, bovini mentre tordi e merli, che se ne cibano, sono immuni.

Sintomi

L’ingestione determina atassia, midriasi, salivazione, vomito, diarrea, poliuria, ipotensione, coliche e morte se non si interviene mediante trattamento sintomatico.

Articolo tratto da web

Processionaria: il bruco che cammina in fila indiana

Farfalla notturna che costruisce i suoi nidi, di colore bianco e grossi come batuffoli, sui rami di pino marittimo e querce.
Dall’inizio del mese di Marzo per tutto il periodo della Primavera, dal nido scendono in fila indiana (da questo il nome di Processionaria) centinaia di bruchi pelosi; i loro peli secernono una sostanza caustica che provoca lesioni sulla pelle e sulle mucose.
I cani, curiosi, avvicinano il naso e la lingua, quando non li ingeriscono, provocandosi danni più i meno gravi che vanno da una lesione simile alla scottatura, alla perdita per necrosi o amputazione della parte avvenuta in contatto con il pelo.
Al momento del contatto con tale sostanza, i cani accusano un dolore lancinante che li porta ad agitarsi, contorcersi e schiumare.
OTTIMO RIMEDIO AVERE SEMPRE CON SE DEL BICARBONATO E DELL’ACQUA FRESCA E PROCEDERE IN QUESTO MODO:
-Versare subito del bicarbonato dove si sospetta il contatto, lavare con tanta acqua e poi IMMEDIATAMENTE dal primo veterinario disponibile.

 

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Arriva l’ Estate: come proteggere i nostri cani dal Caldo

Quanto è pericoloso il caldo per un cane? Purtroppo moltissimo. E sicuramente molto più di quanto la maggior parte dei proprietari meno esperti riesca mai ad immaginare.
Le alte temperature estive portano sempre qualche paura legata a cani e caldo, soprattutto a causa delle pericolose conseguenze che possono seguire il temutissimo “colpo di calore” dei cani.
I cani non possono rilasciare il proprio calore corporeo sudando come le persone e, per questo, caldo ed umidità sono due pericoli da tenere sempre sotto controllo visto che possono far aumentare la temperatura corporea dei cani verso livelli estremamente pericolosi.
Perché, ed è bene che lo si sappia fin da subito, se lo stress da calore può avere conseguenze molto serie sulla salute dei cani, il colpo di caldo ha conseguenze letali per i nostri piccoli amici.
Sfortunatamente i problemi legati a cane e caldo sono tra i più frequenti durante il periodo estivo, ed è per questo che è importantissimo riuscire a diventare dei veri e propri padroni coscienziosi in grado di fare sempre quanto possibile per evitare che i nostri amici cani finiscano per soffrire a causa di un nemico tanto invisibile quanto temibile come il caldo.
Consigli per non far soffrire il caldo al cane
Il modo migliore per ridurre lo stress da caldo del cane è quello di permettere ai cani di abituarsi al caldo in maniera graduale, esattamente come accadrebbe se i cani fossero “liberi” nella natura.
Panificate lunghe passeggiate durante le ore più fresche della giornata e spendete anche solo pochi minuti durante le ore più calde. A meno che il vostro clima non vi costringa a temperature particolarmente alte, brevi periodi di tempo al sole caldo non fanno male al cane.
In estate, le temperature migliori per il cane sono quelle dell’alba e del tramonto, quindi il sorgere del sole ed il suo tramonto sono i momenti migliori per passeggiare con il cane.
Purtroppo, per i cani, quello dell’umidità è un fattore tanto importante quanto quello della temperatura; per questo, combinazioni di alta umidità e caldo anche moderato possono causare al vostro cane uno stress identico a quello del sole di Mezzogiorno.
La chiave, in questo caso, è quella di stare sempre molto attenti al comportamento del cane in condizioni di caldo pericoloso e cercare di cogliere immediatamente i minimi segni di stress.
I cani rilasciano il proprio calore corporeo ansimando, quindi se il tuo cane inizia ad ansimare più del solito, rallenta immediatamente, fermati, cerca dell’ombra, offrigli dell’acqua e riposati un pochino.
Non lasciate mai un animale incustodito dentro l’auto : nel periodo estivo, la temperatura interna dell’abitacolo sale rapidamente, anche con i finestrini aperti, trasformando la vettura in un vero e proprio forno. In queste condizioni, bastano anche solo 10 minuti, il tempo di fare una spesa veloce, per condannare il vostro animale. Meglio lasciare il cane a casa al fresco e con disponibilità di acqua, che portarlo con voi lasciandolo in auto!

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-Immagini e testo tratti dal web-