7 Gennaio 2018

Cibi “Pericolosi”

Di seguito potrete trovare una guida ai cibi commestibili per l’uomo ma pericolosi e dannosi per i vostri cani.

– Cioccolato e cacao

Il cacao contiene una sostanza chimica, la teobromina, che può risultare tossica per il cane, perchè in questa specie animale viene metabolizzata molto lentamente. La teobromina è un composto chimico tossico per il cane e può arrecare danni al cuore, ai polmoni, ai reni e al sistema nervoso centrale. Ne bastano 52 gr. per intossicare un cane di taglia piccola. Se un animale mangia del cioccolato in quantità consistente, la teobromina può permanere nel suo sangue fino a 20 ore, provocandogli disturbi che possono andare dalle convulsioni all’attacco cardiaco e all’emorragia interna.

Il primo trattamento da eseguirsi entro due ore dall’ingestione, consiste nel provocare il vomito. E’ quindi necessario interpellare un veterinario.

– Caramelle e gomme

I dolcificanti come lo xilitolo fanno male al cane. Questo tipo di dolcificante chiamato anche “zucchero del legno” è estratto dalle fragole, betulle, lamponi, prugne e grano. Il potere dolcificante è molto simile a quello del saccarosio, ma contiene il 40% in meno di calorie. In Europa viene utilizzato come additivo alimentare per esempio nelle gomme da masticare. Questa sostanza innocua per l’uomo, è tossica per il cane, in quanto se ingerito in grosse quantità, può causare un abbassamento dei livelli di glucosio nel sangue, inducendo una depressione del sistema nervoso centrale, perdita di coordinazione e spasmi dopo 30 minuti dalla sua ingestione. Mentre le caramelle contengono spesso lattosio, difficile da digerire per il cane.

– Noci e macadamia

Spesso si usano come snack per gli esseri umani, il loro gusto è sicuramente gradito ai cani, ma fanno loro del male. I sintomi da intossicazione sono: debolezza, sopratutto a carico degli arti posteriori, depressione, vomito, tremori, febbre, dolori addominali, pallore delle mucose, problemi neurologici (come paralisi temporanea e incapacità a stare in piedi). Possono essere tossiche anche a basse dosi (4-5 noci per un cane di 10 kg). Le noci possono causare ostruzioni intestinali e quelle ammuffite possono causare convulsioni.

– Semi e noccioli

sono tossici i semi della mela,, i noccioli di ciliegia, pesca, albicocca e prugna: contengono cianuro e possono portare al coma.

– Caffè

la caffeina può portare gravi problemi nel cane; infatti oltre ai disturbi a livello gastrointestinale, può determinare alterazioni del ritmo cardiaco e nei casi più gravi, ictus.

– Zucchero

L’apporto di zuccheri è importante sia come fonte di energia rapidamente disponibile, sia come regolatore dell’attività della flora batterica. Il cane non assimila tutti gli zuccheri con facilità. Nessun problema per glucosio e saccarosio (lo zucchero comune), mentre ha difficoltà a digerire il lattosio (spesso presente in merendine e biscotti). L’eccessivo apporto di zuccheri può provocare l’insorgenza di alcune patologie come per esempio il diabete mellito.

– Sale

L’eccesso di sale non è una buona cosa per gli animali, proprio come per l’uomo. a maggior ragione se il cane soffre di una patologia cardiocircolatoria. In questo caso, il minor consumo di sale contribuisce a diminuire il volume di sangue e quindi il lavoro che il cuore deve compiere. Cibi molto salati possono presentare un pericolo per gli animali. L’eccessiva quantità di sale può scatenare attacchi che portano al coma e alla morte.

– Cipolle e cavoli

Le cipolle possono essere ingerite dal cane per il loro aroma, ma il loro effetto sul metabolismo è negativo. Le cipolle infatti contengono un composto, un dissolfuro di N-propile, così come i cavoli, che agisce a livello dei globuli rossi circolanti, distruggendoli. Negli eritrociti si vengono così a formare i corpi di Heinz, con conseguente debolezza e rottura della membrana cellulare. Il corredo sintomatologico compare dopo uno/quattro giorni dall’ingestione delle cipolle: Vomito, diarrea e urine di colore scuro, sono i principali segnali critici. Si sono segnalati casi di anemia grave dovuti ad una dieta comprendente dosi minime di cipolla (ad esempio pasta condita con sughi al pomodoro pronti), protratta però per anni.

– Aglio

Stessi effetti negativi sul metabolismo come riportato per la cipolla, ma a differenza deve essere ingerito in grande quantità.

– Pomodori acerbi, foglie e germogli di patate

Il livello di tossicità di queste piante dipende soprattutto dalla composizione del terreno, dalla temperatura e dal grado di umidità in cui sono cresciuti. Pomodori e patate contengono inoltre una tossina chiamata solanina che i cani, a differenza degli esseri umani, non metabolizzano. queste sostanze posso quindi creare problemi a carico dell’apparato digerente, tachicardia, tremori affanno e irrequietezza. Quanto detto per foglie e germogli non vale invece per la patata, che viene utilizzata normalmente nell’alimentazione del cane, soprattutto come componente di alcuni mangimi industriali specifici per soggetti con intolleranze ed allergie alimentari.

– Uva e uva sultanina

a arte il grande contenuto di zuccheri, è stato recentemente confermato che l’uva e le uvette sono pericolose per i nostri cani, purtroppo ancora non si riesce a capire qual’è l’elemento che scateni il processo che va a danneggiare in modo irreversibile i reni, causando insufficienza renale e nella maggior parte dei casi la morte del cane. Possono dare gli stessi problemi di cipolla e aglio nonchè dolori addominali e perdita dell’appetito.

– Insaccati

Anche gli insaccati (mortadella, prosciutto crudo, salsicce, prodotti salati ed essiccati) non devono comparire nella ciotola dei nostri cani. Contengono molto sale e grassi, che sono dannosi per il cane. Inoltre possono essere fonte di infestazione di toxoplasmosi. Si tratta di una zoonosi ossia di una malattia che colpisce sia l’uomo che l’animale, provocata da un parassita che può localizzarsi nella carne cruda di agnello e di maiale e negli insaccati. Solo previa cottura il microorganismo viene eliminato. La pelle stessa dei salumi, inoltre, può essere pericolosa visto che nella maggior parte dei casi, il vecchio budello è stato ormai sostituito con un involucro di plastica.

– Omogeneizzati per bambini

La somministrazione di prodotti per l’infanzia a cani, non favorisce la risoluzione dei loro problemi di salute, ma li può aggravare, perchè spesso negli omogeneizzati è presente la polvere di cipolla come aromatizzante, la cui minima quota può già essere responsabile dei danni a livello eritrocitario.

– Cibi avariati o scaduti

Il proprietario ha spesso l’abitudine di somministrare al cane cibi che scarta, perchè avariati o scaduti. E’ però necessario fre molta attenzione perchè in certi casi questi alimenti possono provocare disturbi all’apparato gastrointestinale (vomito e diarrea). La convinzione che il cane debba nutrirsi con gli “scarti” della cucina casalinga è un concetto completamente superato grazie ai numerosi studi condotti sulle esigenze nutrizionali degli animali.

– Alcool

L’alcool contenuto in bevande come il vino, può intossicare i cani (e i gatti) determinando vomito, diarrea, perdita della capacità motoria, scompensi del sistema nervoso centrale, tremori, difficoltà respiratorie, squilibri metabolici e coma. L causa è che il cane non possiede gli enzimi adatti per metabolizzare questa sostanza. Attenzione: grandi quantità di alcool possono determianere la morte dell’animale per collasso respiratorio.

Articolo tratto da web

7 Gennaio 2018

Attenzione alle malattie trasmesse dalle Zecche !

Fastidiosi parassiti
Con l’arrivo della bella stagione e il conseguente
aumento della temperatura ambientale, le zecche si
risvegliano dal sonno invernale e riprendono la loro attività
parassitaria sugli animali domestici.
Le zecche, pur vivendo generalmente nelle aree verdi
(quali per esempio giardini, prati, campi, pascoli, boschi e
così via), vengono altresì trasportate dagli animali cosiddetti
spazzini (come colombi, gabbiani, topi e ratti), che sono per
questo oggigiorno responsabili della loro diffusione
ambientale: non è dunque infrequente ritrovarle in luoghi
inusuali, come per esempio il terrazzo di casa o il davanzale
delle finestre.
Nell’ambito degli animali familiari sono soprattutto i
cani a essere interessati da questo problema, anche perché –
più frequentemente di altri – hanno occasione di uscire
all’aperto e di venire, di conseguenza, facilmente in contatto
con i parassiti.
Il rischio maggiore di essere attaccati dalle zecche
riguarda principalmente, ma non solo, i cani da caccia, da
guardia e da pastore, così come quelli che trascorrono
all’aperto gran parte della loro giornata o che sono soliti
recarsi a compiere passeggiate o a giocare nel verde insieme
al proprietario.
Le zecche sono piccoli parassiti appartenenti alla classe
zoologica degli Aracnidi: sono quindi imparentate con i
ragni.
Delle dimensioni approssimative di una lenticchia,
possiedono corpo di colore grigio o marrone (talvolta molto
scuro, quasi tendente al nero) e necessitano, per soddisfare
le loro esigenze vitali, di un animale da parassitare.
Una volta che hanno individuato la loro vittima, salgono
sul suo corpo o si lasciano cadere su di esso, per poi infilare
la loro testa – grazie a una sorta di rostro boccale del quale
sono munite – nel corpo dell’ospite e succhiarne il sangue.
La respirazione avviene obbligatoriamente tramite una
serie di pori esterni, che si continuano con dei canalicoli,
attraverso i quali avviene l’introduzione dell’aria
nell’organismo.
Problemi provocati dalle zecche
La principale attività parassitaria delle zecche è la
cosiddetta azione spolatrice: sebbene la sottrazione di
sangue possa talvolta essere relativamente ingente (una
zecca adulta è in grado di succhiarne fino a 2 ml al giorno),
difficilmente il cane ne risentirà, specie se si tratta di un
adulto in buona salute. Può però capitare occasionalmente
(soprattutto in caso di infestazione massiccia, magari su
soggetti di piccola taglia in già cattive condizioni di salute)
che l’animale vada incontro a forme di anemia, perdita di
peso e deperimento organico.
La presenza della zecche sul corpo del cane, in secondo
luogo, può determinare alterazioni dermatologiche più o
meno importanti. Il prurito è generalmente assente, ma
talvolta la parte corporea interessata può andare incontro a
infezione batteriche secondarie, che inducono il cane a
grattarsi, con conseguenti infiammazioni, croste, ferite e
così via.
Raramente, poi, può capitare che nella saliva della zecca
sia contenuta una tossina che, inoculata nell’organismo
dell’animale al momento del pasto di sangue, comporti una
serie di sintomi di tipo neurologico, il più importante dei
quali è una forma di paralisi progressiva e inarrestabile, che
comincia in genere a carico degli arti posteriori e che può
sfociare nel decesso in caso di interessamento dell’apparato
respiratorio. Fortunatamente, però, questo problema –
segnalato principalmente nel continente americano – è stato
raramente descritto in Europa.
L’aspetto più importante e per certi versi più grave di
un’infestazione da zecche nel cane, però, è il potenziale
rischio di trasmissione di talune infezioni di non trascurabile
entità. Gli agenti patogeni, presenti nell’organismo del
parassita, vengono inoculati nell’organismo canino nel
corso dell’attività spoliatrice esercitata della zecca.
Non bisogna, infine, trascurare il fatto che le zecche
possono parassitare anche la nostra specie. La convivenza
con un cane, pertanto, aumenta tale rischio, che contempla
anche l’eventualità della diffusione di microrganismi
infettanti – come spesso si ha occasione di apprendere dai
mass-media nel corso della stagione estiva – all’uomo.
La babesiosi
Meglio conosciuta con il nome di piroplasmosi, la
babesiosi è la più nota infezione protozoaria che può essere
trasmessa al cane dalle zecche.
L’agente infettante, la Babesia canis, è un minuscolo
parassita del sangue (costituito da una sola cellula vivente)
che, una volta introdotto nell’organismo animale, causa la
distruzione dei globuli rossi e l’inevitabile comparsa di una
serie di sintomi caratteristici.
Nella forma iperacuta si può assistere al decesso
improvviso e apparentemente ingiustificato dell’animale.
Fortunatamente, però, questa eventualità non è frequente.
La forma acuta, decisamente più comune, esordisce di
solito con un netto rialzo febbrile (la temperatura rettale del
cane, che normalmente è compresa tra 38 e 39 gradi
centigradi, può anche superare il valore di 41°), che
comporta marcato abbattimento del sensorio e mancanza
assoluta di appetito. Il sintomo peculiare, che compare nel
giro di 24-48 ore, è il cambiamento di colore dell’urina, che
assume una tonalità inizialmente arancione, per poi
diventare simile al caffè o alla coca-cola. L’aumento della
sete, il vomito, la diarrea e i dolori articolari, altrettanto
frequentemente segnalati, sono l’espressione di un
coinvolgimento generale.
La forma cronica, non particolarmente frequente, causa
una serie di sintomi poco specifici (febbre intermittente,
anemia, difficoltà deambulatorie), ma duraturi nel tempo.
Contro la babesiosi occorre effettuare prima possibile
uno specifico trattamento con un preparato per uso
ambulatoriale in dotazione del medico veterinario.
Da segnalare, però, anche la disponibilità di un vaccino,
da effettuare nei soggetti che si trovano spesso a
soggiornare in ambienti infestati da zecche.
L’ehrlichiosi
Chiamata anche rickettsiosi o pancitopenia tropicale,
l’ehrlichiosi canina è un’infezione che negli ultimi anni ha
fatto registrare un netto aumento di incidenza nel nostro
Paese.
Causata da un microrganismo – l’Ehrlichia canis – che
ha caratteristiche comuni sia ai virus che ai batteri (si tratta,
per la precisione, di una Rickettsia), viene trasmessa agli
animali dalle zecche portatrici.
Nella forma acuta il cane colpito può presentare
ipertermia, associata a depressione e mancanza di appetito.
L’aspetto più rilevante, però, è lo sviluppo di emorragie
(che compaiono in seguito ad alterazioni della coagulazione
del sangue) localizzate in diversi distretti dell’organismo.
Estremamente tipica, per esempio, è l’epistassi, cioè la
perdita di sangue dalle narici. Può tuttavia capitare di
osservare sangue nell’urina, piccole emorragie nelle mucose
(su cui sono rilevabili delle chiazze rossastre) oppure ancora
vomito striato di sangue.
La forma cronica, decisamente più subdola, può
presentare caratteristiche poco chiare e non sempre costanti.
Il cane può apparire apatico, svogliato e con meno appetito
del normale. Frequente la zoppicatura, in seguito al
coinvolgimento di una o più articolazioni, che appaiono
anche dolenti alla palpazione. Altrettanto comune è
l’esibizione di sintomi neurologici, prime tra tutti le
convulsioni, spesso erroneamente interpretate come crisi
epilettiche. Anche i disturbi gastrointestinali (vomito,
diarrea, nausea) sono relativamente comuni in corso di
ehrlichiosi cronica, così come il dimagramento e la
debolezza generalizzata.
La cura dell’ehrlichiosi dovrebbe essere instaurata
quanto prima e si basa sull’impiego di un gruppo di
antibiotici nei confronti dei quali l’Ehrlichia canis è
sensibile e/o del medesimo farmaco per uso ambulatoriale
(da ripetere, in questo caso, a distanza di un paio di
settimane dalla prima inoculazione) citato a proposito della
babesiosi.
La borreliosi
Più comunemente nota con il nome di malattia di Lyme
o – così come la chiamano gli americani – di Lyme disease,
la borreliosi è sostenuta dalla Borrelia burgdorferi, un
batterio che può colpire sia la specie canina che quella
umana.
Pur trattandosi di una zoonosi (vengono definite con
questo appellativo le malattie trasmissibili dagli animali
all’uomo e viceversa), in realtà il contagio avviene quasi
sempre a opera delle zecche e raramente dal cane all’uomo
per via diretta.
I sintomi iniziali, nel cane, sono la febbre, la debolezza
e la mancanza di appetito, cui può essere associato aumento
di volume dei linfonodi esplorabili.
Successivamente compaiono dolori muscolari e
articolari, che spesso inducono l’animale a zoppicare o a
rimanere immobile.
Più di rado sono stati segnalati interessamenti a carico
del cuore, dei reni e del sistema nervoso.
Le femmine gravide possono abortire.
Nell’uomo i segni clinici, sovrapponibili a quelli del
cane, possono essere inizialmente confusi con la
sintomatologia dell’influenza: a febbre, malessere
generalizzato, cefalea e dolori diffusi, si può in un secondo
tempo aggiungere una forma di poliartrite piuttosto
importante.
Contro la Borrelia burgdorferi risultano efficaci alcuni
antibiotici, che è necessario somministrare immediatamente
al cane, su prescrizione del medico veterinario, per risolvere
il problema.
In Italia è anche disponibile un vaccino, da praticare
eventualmente ai cani che vivono nelle aree in cui il rischio
di contrarre l’infezione risulta maggiore rispetto ad altre.
Altre malattie trasmesse dalle zecche
Oltre a babesiosi, ehrlichiosi e borreliosi, le zecche
possono trasmettere al cane anche altre malattie meno
frequenti e importanti.
L’emobartonellosi (il cui agente patogeno è la rickettsia
Haemobartonella canis) è una malattia non molto comune
nel cane, che spesso passa inosservata, pur potendo causare
forme anemiche con coinvolgimento del fegato.
Anche l’epatozoonosi (causata dal protozoo Hepatozoon
canis) è una patologia associata all’infestazione da zecche,
fortunatamente piuttosto rara nel cane. La sintomatologia è
spesso silente, pur potendo manifestarsi con febbre,
inappetenza, diarrea e alterazioni neurologiche.
Il Dipetalonema reconditum e il Dipetalonema grassi
sono due piccoli nematodi (la cui lunghezza massima è di
25 millimetri) trasmissibili da parte delle zecche, che si
stabiliscono nel tessuto sottocutaneo e più raramente nella
muscolatura dei cani. La loro presenza causa la
manifestazione di noduli, che possono provocare sintomi di
tipo dermatologico.
La trasmissione di virus encefalici non determina nel
cane problemi evidenti, salvo una breve e transitoria fase
viremica. Il problema principale, in tal caso, è la diffusione
all’uomo – da parte delle zecche che soggiornano
sull’animale – di talune forme di encefalite.
Cura e prevenzione delle zecche
La prevenzione delle malattie trasmesse dalle zecche si
basa, ovviamente, sul controllo diretto dei parassiti, che
vanno tassativamente rimossi dal corpo del cane al
momento del loro ritrovamento.
Non è difficile rendersi conto della presenza delle
zecche sull’animale: è sufficiente accarezzarlo su tutta la
superficie corporea per avvertire, al tatto, una o più
rilevature sospette, da controllare poi con maggiore
accuratezza.
Tale operazione dovrebbe essere effettuata, nelle
stagioni primaverile ed estiva, quotidianamente, specie se
nel corso della giornata il cane ha trascorso del tempo in
aree verdi.
È importante prestare particolare attenzione a quelle
zone cui normalmente si dedica meno tempo: gli spazi
interdigitali, la faccia interna dei padiglioni auricolari, il
piatto delle cosce e così via.
Prima di provvedere alla loro estrazione, le zecche
vanno cosparse abbondantemente di olio, al fine di riempire
i porti attraverso i quali respirano: dopo alcuni minuti,
necessari per permettere ai parassiti di cominciare a estrarre
la testa dal corpo del cane, si deve procedere, con
delicatezza, alla rimozione, che deve risultare estremamente
naturale, senza forzare o strattonare.
Un movimento troppo brusco in tal senso può causare
l’incompleto distacco della zecca, con il rischio che alcune
parti della testa, rimaste nello spessore della cute
dell’animale, favoriscano l’insorgenza di un’area nodulare
infiammata.
Dal punto di vista della prevenzione vera e propria,
infine, ci si può affidare a un’ampia gamma di prodotti
specifici per uso canino, da impiegare preferibilmente dietro
consiglio del medico veterinario di fiducia: collari,
soluzioni, spot-on e simili conferiscono una buona garanzia
anti-zecche, anche se è sempre e comunque consigliabile un
attento controllo quotidiano, al fine di scoprire parassiti
eventualmente sfuggiti all’azione farmacologica dei
preparati in questione.

7 Gennaio 2018

Avvelenamento e Primo Soccorso

Gli avvelenamenti, pratica a dir poco deprecabile e perseguibile per legge, sono purtroppo molto diffusi . Elenchiamo qui alcuni consigli di pronto soccorso che possono rivelarsi decisivi per salvare la vita del vostro animale, e ricordiamo di sporgere denuncia e di darne comunicazione al comune in cui l’avvelenamento si è verificato.

E’ INDISPENSABILE riuscire a far espellere all’animale il boccone avvelenato. Per far questo bisogna somministrare nel più breve tempo possibile delle soluzioni che provocheranno il vomito:

ACQUA CON SALE FINO DISCIOLTO (soluzione salina soprasatura): aggiungere quantità progressive di sale fino in un bicchiere d’acqua mescolando bene fino a che rimane sale non disciolto sul fondo del bicchiere; far bere al cane fino a che non inizia ad avere sforzi di vomito.

OPPURE

ACQUA OSSIGENATA A 10 VOLUMI (quella che si usa per la medicazione delle ferite): far bere al cane nella dose di circa 1 ml di acqua ossigenata per ogni Kg. di peso del cane.
COME FARE?
Aspirare la soluzione salina o l’acqua ossigenata con una siringa (meglio se da 10ml) alla quale avete tolto l’ago.
Sollevare il labbro superiore del cane e appoggiare il beccuccio della siringa appena dietro i canini tra gli spazi liberi e iniettare il contenuto cercando di far si che non fuoriesca.

Non cercare di tener aperta la bocca a forza, ma tenere il muso appena sollevato verso l’alto e premere lo stantuffo della siringa spingendo poco alla volta nella bocca del cane il contenuto della siringa stessa. si eviterà così il rischio che il liquido vada di traverso e provochi polmonite “ab ingestis”.

Non tentare di far vomitare il cane mettendogli le dita in gola: è un sistema non solo poco efficace ma anche rischioso perché il cane potrebbe morderci involontariamente, soprattutto se ha già tremori e contrazioni.

SI PUO’ EVENTUALMENTE RIPETERE LA SOMMINISTRAZIONE DOPO 10-15 MINUTI SE CON LA PRIMA DOSE NON SIAMO RIUSCITI A PROVOCARE IL VOMITO.

In ogni caso poi si deve portare rapidamente il cane dal veterinario, che appronterà tutte le terapie necessarie e specifiche in relazione al tipo di veleno assunto.

Vi conviene avere sempre con voi uno di questi due emetici in caso di scampagnate, dal momento che ormai la maggior parte delle zone è a rischio per quel che riguarda la presenza di bocconi avvelenati.

7 Gennaio 2018

Attenzione alle piante !!

ATTENZIONE ALLE PIANTE!

Le intossicazioni da piante negli animali, non sono frequenti, ma quando avvengono sono difficili da diagnosticare per la scarsa evidenza dei segni clinici e la mancanza di informazioni.
Anche alcune piante comunemente presenti nei nostri giardini o all’interno delle nostre abitazioni possono contenere sostanze tossiche che i nostri animali possono accidentalmente ingerire.
Il medico veterinario deve conoscere quali piante possono intossicare gli animali, i sintomi dell’intossicazione e i rimedi. L’anamnesi è molto importante per identificare correttamente la pianta.
Di seguito vedremo quali sono le più comuni piante che possono dar luogo a intossicazioni, a volte anche molto gravi, negli animali domestici.

PIANTE DA GIARDINO:

RICINO:  è una pianta erbacea annuale molto diffusa, coltivata a scopo ornamentale.

La specie più sensibile è il cane, che si intossica per ingestione dei semi o dei panelli, impiegati come fertilizzanti. I semi contengono una fitotossina, la ricina e un alcaloide, la ricinina. La pianta risulta tossica anche per l’uomo: l’ingestione di 2-3 semi può infatti provocare la morte di un bambino. Tuttavia l’olio di ricino (purgante) non è tossico.

Sintomi

Dopo 18-24 ore dall’ingestione si ha un aumento della temperatura corporea. Gli animali si mostrano assetati. Compaiono vomito, bruciore alla bocca, edema della mucosa buccale e della lingua, diarrea emorragica, coliche, dolori addominali, crampi, prostrazione.

BELLA DI NOTTE : La “bella di notte” è una pianta comune dei nostri giardini i cui semi e radici risultano tossici. I principi attivi che la rendono tale sono alcaloidi, resine e arabinosio. La tossicità si esplica a livello del tratto digerente, dove determina soprattutto irritazione.

Sintomi

I sintomi dell’ingestione di semi o radici sono dolori allo stomaco, nausea, vomito, diarrea. Inoltre Può causare aborto. Il contatto con la pelle può determinare dermatiti.

OLEANDRO: L’oleandro è un arbusto cespuglioso sempreverde indigeno delle regioni mediterranee.
Il principio attivo è l’oleandrina, un glucoside cianogenetico che svolge a livello cardiaco un’azione simile a quella della digossina.

Sintomi

Nausea, vomito, diarrea sanguinolenta, stomatite, convulsioni, crampi, atassia, aritmie, problemi epatici

PIANTE DA APPARTAMENTO:

Anche gli steli e le foglie di alcune tra le più diffuse piante di appartamento contengono sostanze tossiche se ingerite da cani o gatti. Ecco le più comuni:

STELLA DI NATALE: La stella di Natale  è una popolare pianta da appartamento, presente soprattutto nel periodo natalizio. Risulta tossica per cani e gatti. L’intossicazione avviene per  ingestione e/o masticazione di foglie e brattee. La pianta contiene una linfa color bianco latte.

Sintomi

La sintomatologia compare con irritazioni delle mucose dell’apparato digerente (più gravi se oculari), dermatiti vescicolari, bruciore a lingua e labbra, edema, congiuntivite, lacrimazione, vomito, diarrea, tremori. La prognosi è in genere favorevole con risoluzione dell’intossicazione.

MONSTERA: Può accadere che cani e gatti mastichino la pianta. Storicamente la sindrome da intossicazione da Monstera  è stata attribuita alla presenza di cristalli di ossalato di calcio nella pianta. Studi recenti invece indicano la presenza di una sostanza proteica che rilascia istamina. Infatti i segni clinici sono compatibili con una reazione da istamina.

Sintomi

Dopo la masticazione si ha evidenza di dolore e irritazione e compare ipersalivazione. Tuttavia risulta più pericoloso il rigonfiamento a livello faringeo; anche la lingua si gonfia tanto da protrudere fuori dalla bocca. La respirazione è resa infatti difficoltosa, fino ad avere forte dispnea. Indicato il trattamento con antistaminici.

DIEFFENBACHIA: La dieffenbachia è una diffusa pianta d’appartamento priva di fiori, la cui linfa provoca intossicazione grave nel gatto, più lieve nel cane, per masticazione delle foglie o degli steli.

Sintomi

L’avvelenamento da dieffenbachia provoca irritazione e intenso dolore a livello di cavo orale, edema ed infiammazione delle mucose buccali, edema della glottide, asfissia, cecità, vomito, ipersalivazione, diarrea, tremori, albuminuria, ematuria, nefrite acuta.

BACCHE ORNAMENTALI:

Alcune piante producono bacche che possono costituire un pericolo per gli animali domestici come il cane e il gatto. Occorre fare particolare attenzione durante il periodo di Natale, durante il quale vengono utilizzate anche all’interno delle abitazioni come decorazioni.

AGRIFOGLIO: L’agrifoglio è un arbusto o albero sempreverde alto fino a 10 metri, con bacche rosse dal fogliame verde scuro lucente. L’ingestione di bacche e foglie è tossica per cani e cavalli. I principi attivi sono licina e tannini. Le bacche contengono sostanze emetiche e purganti: 20 bacche possono uccidere un cane.

Sintomi

I sintomi dell’intossicazione sono vomito, diarrea intensa, torpore, a volte coma e morte.

VISCHIO: Il vischio è un arbusto perenne sempreverde che vive da parassita su diversi alberi a foglia caduca, come meli peri, pioppi, querce, ecc. Le sue radici penetrano nel legno della pianta parassitata per trarne nutrimento. Il seme è circondato da una sostanza appiccicosa che contiene viscotossine.
L’intossicazione ha andamento stagionale per ingestione di grandi quantità di frutti nel periodo natalizio. Le bacche attraggono cani, equini, bovini mentre tordi e merli, che se ne cibano, sono immuni.

Sintomi

L’ingestione determina atassia, midriasi, salivazione, vomito, diarrea, poliuria, ipotensione, coliche e morte se non si interviene mediante trattamento sintomatico.

Articolo tratto da web

7 Gennaio 2018

Processionaria: il bruco che cammina in fila indiana

Farfalla notturna che costruisce i suoi nidi, di colore bianco e grossi come batuffoli, sui rami di pino marittimo e querce.
Dall’inizio del mese di Marzo per tutto il periodo della Primavera, dal nido scendono in fila indiana (da questo il nome di Processionaria) centinaia di bruchi pelosi; i loro peli secernono una sostanza caustica che provoca lesioni sulla pelle e sulle mucose.
I cani, curiosi, avvicinano il naso e la lingua, quando non li ingeriscono, provocandosi danni più i meno gravi che vanno da una lesione simile alla scottatura, alla perdita per necrosi o amputazione della parte avvenuta in contatto con il pelo.
Al momento del contatto con tale sostanza, i cani accusano un dolore lancinante che li porta ad agitarsi, contorcersi e schiumare.
OTTIMO RIMEDIO AVERE SEMPRE CON SE DEL BICARBONATO E DELL’ACQUA FRESCA E PROCEDERE IN QUESTO MODO:
-Versare subito del bicarbonato dove si sospetta il contatto, lavare con tanta acqua e poi IMMEDIATAMENTE dal primo veterinario disponibile.

 

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7 Gennaio 2018

Arriva l’ Estate: come proteggere i nostri cani dal Caldo

Quanto è pericoloso il caldo per un cane? Purtroppo moltissimo. E sicuramente molto più di quanto la maggior parte dei proprietari meno esperti riesca mai ad immaginare.
Le alte temperature estive portano sempre qualche paura legata a cani e caldo, soprattutto a causa delle pericolose conseguenze che possono seguire il temutissimo “colpo di calore” dei cani.
I cani non possono rilasciare il proprio calore corporeo sudando come le persone e, per questo, caldo ed umidità sono due pericoli da tenere sempre sotto controllo visto che possono far aumentare la temperatura corporea dei cani verso livelli estremamente pericolosi.
Perché, ed è bene che lo si sappia fin da subito, se lo stress da calore può avere conseguenze molto serie sulla salute dei cani, il colpo di caldo ha conseguenze letali per i nostri piccoli amici.
Sfortunatamente i problemi legati a cane e caldo sono tra i più frequenti durante il periodo estivo, ed è per questo che è importantissimo riuscire a diventare dei veri e propri padroni coscienziosi in grado di fare sempre quanto possibile per evitare che i nostri amici cani finiscano per soffrire a causa di un nemico tanto invisibile quanto temibile come il caldo.
Consigli per non far soffrire il caldo al cane
Il modo migliore per ridurre lo stress da caldo del cane è quello di permettere ai cani di abituarsi al caldo in maniera graduale, esattamente come accadrebbe se i cani fossero “liberi” nella natura.
Panificate lunghe passeggiate durante le ore più fresche della giornata e spendete anche solo pochi minuti durante le ore più calde. A meno che il vostro clima non vi costringa a temperature particolarmente alte, brevi periodi di tempo al sole caldo non fanno male al cane.
In estate, le temperature migliori per il cane sono quelle dell’alba e del tramonto, quindi il sorgere del sole ed il suo tramonto sono i momenti migliori per passeggiare con il cane.
Purtroppo, per i cani, quello dell’umidità è un fattore tanto importante quanto quello della temperatura; per questo, combinazioni di alta umidità e caldo anche moderato possono causare al vostro cane uno stress identico a quello del sole di Mezzogiorno.
La chiave, in questo caso, è quella di stare sempre molto attenti al comportamento del cane in condizioni di caldo pericoloso e cercare di cogliere immediatamente i minimi segni di stress.
I cani rilasciano il proprio calore corporeo ansimando, quindi se il tuo cane inizia ad ansimare più del solito, rallenta immediatamente, fermati, cerca dell’ombra, offrigli dell’acqua e riposati un pochino.
Non lasciate mai un animale incustodito dentro l’auto : nel periodo estivo, la temperatura interna dell’abitacolo sale rapidamente, anche con i finestrini aperti, trasformando la vettura in un vero e proprio forno. In queste condizioni, bastano anche solo 10 minuti, il tempo di fare una spesa veloce, per condannare il vostro animale. Meglio lasciare il cane a casa al fresco e con disponibilità di acqua, che portarlo con voi lasciandolo in auto!

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-Immagini e testo tratti dal web-

7 Gennaio 2018

Ansia da Separazione: come gestirla ed evitare che il Cane soffra

L’ansia da separazione è un problema frequente che rende difficile la convivenza con il cane: come evitare lo stress da abbandono?

L’ansia da separazione è uno dei problemi comportamentali più frequenti nel cane: cerchiamo di analizzarla e di capire come intervenire per salvaguardare il benessere del nostro amico a 4 zampe.

Cos’è l’ansia da separazione?
È una reazione ansiosa che si manifesta in alcuni cani quando rimangono soli o vengono separati dal proprietario.
Generalmente il problema si manifesta quando il cane rimane da solo in casa; a volte, purtroppo, episodi di ansia si manifestano anche soltanto se il cane viene fisicamente separato dal proprietario, ad esempio chiuso in un’altra stanza. Questi episodi accadono perché per il cane è inconcepibile che il suo capobranco si separi da lui.

Come si manifesta?
L’ansia da separazione può manifestarsi principalmente attraverso tre sintomi:
La distruzione di oggetti e cose che circondano l’animale
Le vocalizzazioni (abbaio, pianto, gemito)
L’eliminazione di feci o urina in un luogo inappropriato
Il cane può manifestare anche uno soltanto dei tre sintomi sopracitati.
I sintomi si manifestano solo ed esclusivamente quando il cane è separato dal padrone indifferentemente dalla durata della separazione.

Perché i cani soffrono di ansia da separazione?
Le reazioni di ansia conseguenti alla separazione sono molto frequenti nelle specie sociali come il cane, che vive in un branco ben organizzato gerarchicamente.
In alcuni casi, l’ansia da separazione può essere originata da un’eccessiva dipendenza o da un eccessivo attaccamento del cane verso uno o più membri della famiglia. Per questo i sintomi si manifestano sempre quando il proprietario è assente o nei momenti che precedono l’uscita.

È necessario trattare l’ansia da separazione?
Certamente si: l’ansia da separazione è da considerare come una vera e propria malattia.
Il cane soffre, manifesta la sua ansia ed il suo panico a rimanere separato dai proprietari attraverso i sintomi sopra elencati.
Fortunatamente è un problema che può essere trattato e controllato. Occorre avere molta pazienza, poiché il problema non può essere risolto dall’oggi al domani; bisogna essere disposti a mettersi in gioco e a concedersi del tempo da dedicare al nostro amico peloso affinché capisca a piccoli passi che se anche ci si allontana non è la fine del suo mondo.

Cosa si può fare per prevenire l’ansia da separazione?
Innanzitutto bisogna evitare le carezze e la vostra voce rassicurante nel momento in cui state uscendo, faranno soltanto aumentare il desiderio del cane di rivedervi al più presto, e la vostra voce rassicurante non farà altro che incrementare nell’animale la sensazione di abbandono e quindi la sua ansia per il fatto che vi separate da lui. Sbagliatissimo! Dovete mettere uno stop! un fermo deciso nell’iterazione con il cane. Usate sempre una frase facile e il solito tono! Non quelle vocine da smancerie e coccole. E poi si esce senza girarsi e controllare. Il distacco deve essere deciso, diretto e veloce.
Quando rientrate in casa ignoratelo per almeno 5 minuti, anche se farà di tutto per attirare la vostra attenzione, svolgete alcune mansioni (toglietevi il cappotto, riponete le vostre cose, bevete un bicchiere d’acqua) ed infine, non appena si sarà calmato, concedetegli il vostro saluto e le vostre coccole.
L’obiettivo è quello di far diventare la vostra uscita da casa ed il vostro rientro delle azioni come altre qualsiasi della giornata; voi stessi non dovete attribuirgli alcun valore: non dovete dimostrare al vostro amico a 4 zampe che vi sentite in colpa perché state per andarvene, né riempirlo di attenzioni quando rientrate come se non lo vedeste da tanto tempo.
Seguendo questi piccoli accorgimenti, lui aspetterà pazientemente il vostro ritorno senza manifestare alcun sintomo di ansia: nella sua mente vedervi uscire e rientrare dalla porta di casa sarà come vedervi uscire e rientrare da una porta qualsiasi della vostra abitazione per cambiare stanza, dunque azioni di normale routine.

Quali sono i modi per intervenire sul problema?
Potete tentare uno stratagemma molto utile: lasciate al cane, quando è da solo, dei giochi interattivi riempiti con del cibo appetitoso: lui si sfogherà e si intratterrà con questi giocattoli; quando rientrate a casa ricordatevi di togliere i giochi, in questo modo l’interesse del cane verso questi oggetti rimarrà sempre molto alto.

Ricetta perfetta per un giochino di lunga durata:
Perché il cane perda molto tempo e non lasci il gioco a metà, usate odori forti come del grana o sardine secche, impastatele con del formaggio molle e mettetele in freezer la sera prima. Se sapete che dovete uscire toglietelo dal freezer una mezz’ora prima in modo che si ammorbidisca un po’ e rilasci l’odore.
Il tempo di gioco è assicurato per 4 ore almeno e lui non si sarà accorto della vostra mancanza.
Una cosa importantissima è mettere il gioco direttamente nella cuccia prima di andare via e uscire senza voltarsi.

7 Gennaio 2018

Affrontare Freddo e Neve

La maggior parte dei cani di casa è abituata a passare molte ore in luoghi riscaldati; è pertanto opportuno esporli gradatamente alle basse temperature, perché la termoregolazione non è immediata. E’ invece sconsigliato lasciare al freddo intenso oppure lasciare giornate sulla neve cani che hanno problemi cardiaci o dolori articolari cronici. In particolare cani di piccola taglia in queste situazioni non riuscirebbero a mantenere la temperatura corporea a livelli adeguati. Nel caso di una vacanza sulla neve, è bene abituarlo già da prima ad un graduale aumento dell’attività fisica per evitare di sovraccaricare il cuore oltre che per il freddo anche con condizioni di moto ben diverse dalla classica uscita per la pipì.

Se il freddo è intenso con temperatura al di sotto dello zero, è meglio limitare i periodi in cui il cane rimane all’esterno: anche se apparentemente, eccitato dall’ambiente e dal gioco, non dimostra di essere a disagio, periodi troppo lunghi aumentano il pericolo di malattie gastroenteriche (diarrea) oltre che respiratorie (bronchiti), ma anche di dolori artrosici. Meglio alternare periodi al caldo a quelli all’esterno per ripristinare l’equilibrio della temperatura interna, inoltre se il cane ha pelo raso si impone l’uso di una cappottino e di una superficie asciutta e calda (es. tappetino impermeabile) per farlo sdraiare anche all’esterno.

E’ frequente vedere che il cane tiene sollevata una delle zampe alternativamente, soprattutto in presenza di neve e ghiaccio: non è solo il fastidio per il freddo, ma il ghiaccio ed il sale a volte presente sulle strade per evitare la formazione del ghiaccio, causano piccole lacerazioni molto dolorose dei polpastrelli. Esistono scarpe apposta per i cani, utilizzabili anche per escursioni su terreni particolarmente rocciosi, ma raramente i cani si abituano a indossarle; meglio ricorrere a creme particolarmente grasse da applicare prima di portarlo fuori, che prevengono le lacerazioni. E’ bene inoltre al rientro pulire le zampe prima che si lecchi da solo per evitare che ingerisca sostanze rimaste appiccicate (es.: liquido antigelo per radiatori delle auto: dolce e gradito ma molto tossico).

Freddo e movimento stimolano l’appetito (anche a noi padroni!), ma se le ore trascorse all’aperto sono molte è necessario arricchire di grassi e di proteine la dieta: non con leccornie o cioccolata (E’ TOSSICA!) ma con alimenti commerciali per cani formulati in modo più ricco, e magari aggiungendo un goccio d’olio al pasto: in questo caso olio di oliva, quello che utilizziamo per condire i nostri cibi, che il loro metabolismo è in grado di utilizzare, non l’olio di paraffina che serve per i cani nel caso di stitichezza, perché non verrebbe digerito.

7 Gennaio 2018

Abituare il Cane alla Macchina

 

I cani vivono con noi da migliaia di anni e si sono adattati, meglio di chiunque altro, alle nostre esigenze ed al nostro modo di vivere.
Negli ultimi anni, rispetto al passato, c’è un nuovo mezzo di locomozione, che ha cambiato decisamente la nostra vita: l’automobile!
Questo mezzo di locomozione alcuni cani non lo vedono proprio di buon occhio (forse un cane direbbe “di buon naso”) e preferirebbero non mangiare per 5 giorni piuttosto che salire in auto! Altri (sempre cani) fortunatamente ritengono sia la più bella invenzione dopo quella del wurstel al pollo o della palletta da tennis! (Ogni riferimento ai miei cani NON è puramente casuale)
Ma come possiamo spiegargli che la macchina non è quello strumento di tortura che molti (si, sempre cani) credono sia?
Il cane, oltre ad essere un animale sociale, è un animale abbastanza abitudinario e questo a noi può essere molto utile!

La prima volta: possiamo cominciare creando prima una “sua” zona (cuscino o coperta possibilmente che già usa in casa), per poi salire e rimanere in macchina (senza accendere il motore) con lui per pochi minuti e vedere le sue prime reazioni. Scendiamo ed andiamo, A PIEDI, a fare due passi.
La seconda volta: portiamoci dietro qualche biscottino goloso (la macchina è sempre spenta); entriamo, facciamolo sistemare nella “sua” zona e, quando lo vediamotranquillo, facciamo un aperitivo stuzzicando i biscottini che ci siamo portati (lui, non voi!) e magari accendiamo anche la radio ad un volume “canino” (basso)… Ok, scendiamo ed andiamo a passeggio. Si, A PIEDI, anche oggi!
La terza volta: (se state già pensando che l’acquisto dell’auto sia stato inutile, tranquilli, oggi accenderemo il motore!) Come al solito entriamo e sistemiamolo nella “sua” zona, accendiamo la radio, un paio di biscottini e si, giriamo la chiave! Ehmm, calma, non vi ho detto di partire, ho detto solo di accendere il motore!
Anche se ormai la benzina è arrivata quasi a 2€ al litro, cerchiamo di rimanere in macchina qualche minuto, osserviamo sempre le sue reazioni e se tutto fila liscio, scendiamo per la solita passeggiata post macchina.

Siamo arrivati così alla vera “prova del nove” e se voi ed il vostro cane avete superato brillantemente tutte le sessioni precedenti è ora di muoverci!
Tutti questi passaggi ci sono serviti per far associare al cane che la macchina è un posto come un altro dove si può rilassare, dove non ci sono pericoli ed il padrone è sempre presente.
Adesso cerchiamo di fargli capire, sempre a piccoli passi, che la macchina serve per raggiungere posti divertenti e stimolanti (esatto, il veterinario non è un posto divertente!); portiamolo in un parco vicino casa facendo un percorso breve le prime volte e rendiamo l’uscita particolarmente piacevole.
Poi cominciamo ad andare anche sempre nello stesso parco, ma allungando il tempo del tragitto facendo una strada ogni volta un poco più lunga.
Questo, tendenzialmente, vi permetterà nel tempo di affrontare viaggi anche lunghi con facilità, perché lui vivrà la macchina come un piacevole strumento per raggiungere insieme un posto divertente, per passare del tempo insieme al suo migliore amico… voi!! E non serve proprio a questo una macchina?!

IN SINTESI, COSA FARE E NON FARE:

– NON farlo mangiare prima di partire… il rischio che vomiti tutto sarà altissimo!
– NON farlo viaggiare con la testa fuori dal finestrino… le orecchie sono molto sensibili ed è comunque molto pericoloso!
– NON permettergli di muoversi liberamente nell’abitacolo… oltre ad una sanzione amministrativa, il pericolo che il guidatore si distragga è enorme ed in caso di frenata, o peggio, d’incidente si potrebbe fare molto male!
– Viaggiare con il finestrino leggermente aperto in modo che ci sia ricircolo dell’aria.
– Nei viaggi lunghi fare soste frequenti (almeno una ogni 2 ore) per fargli sgranchire le zampe e per farlo bere.
– Leggere l’Art. 169 del Codice della strada (in caso di violazione della disposizione del cane è prevista una sanzione amministrativa che varia dai 74 ai 296 Euro e la decurtazione di un punto dalla patente).

L’argomento è talmente vario che questa prima parte vuole essere solo un cappello introduttivo quando non si hanno grossi problemi.
I “casi clinici”, l’Articolo 169 e come bisogna trasportare il cane in automobile li affronteremo più in dettaglio nei prossimi articoli!

6 Marzo 2017

Giorno del Galgo

Se potessi darti una cosa nella vita, mi piacerebbe darti la capacità di vedere te stesso attraverso i miei occhi.
Solo allora ti rendersi conto di quanto sei speciale per me….” (Frida Kahlo)